Gelminate e dintorni: i conti della serva


In una sala professori qualunque.

“Ohé!”

“Ciao!…eh, si ricomincia…lunedì!”

“Già!”

Di lunedì nessuno ha mai voglia di spendere troppe parole, specie in sala professori.

“Ecco. Questo è il primo pacco di quest’anno…”

“Lascia perdere! Io comincio domani…”

“Non so tu, ma io l’anno scorso ho superato quota 1200…”

“Di cosa?”

“Compiti in classe.”

Seduto al tavolo, in silenzio, il collega di Educazione Fisica, o Scienze Motorie, come si dice oggi.

“Ho fatto un conto: milleduecento compiti in classe, moltiplicati per dieci minuti… E guarda che dieci minuti li calcolo per difetto, eh!”

“Uh! Ce ne vorranno almeno il doppio, almeno venti!”

“Comunque, calcolando dieci minuti a compito, fanno circa duecento ore… Di ore che nessuno mi paga!”

La collaboratrice scolastica passa in quel momento.

“Professoressa, ma Lei mica vorrà fare il conto della serva, eh!?”

“No!” – penso tra me e me, senza risponderle, ma mi piacerebbe tanto sapere quale medico, dentista, avvocato, commercialista, avvocato, psicologo, o altro laureato,  potrebbe lavorare gratis per duecento ore del suo tempo libero senza pretendere un riconoscimento economico di tale impegno. Chi accetterebbe di veder sparire le domeniche pomeriggio da ottobre a maggio inoltrato senza farsi pagare nulla?

Ma, tant’è, noi insegnanti siamo solo dei fannulloni.

 

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