Gelminate e dintorni: la manovra è partita da lontano…


La manovra è partita da lontano. Dall’inizio degli anni ’90.

Serviva una vera e propria destrutturazione della scuola italiana. Serviva, perché la scuola era – in larga parte – un luogo in cui si pensava, si insegnava a pensare. Per “riformare” la scuola era necessaria innanzitutto, non dico la complicità, ma di sicuro il “silenzio-assenso” dei sindacati. 

In effetti i sindacati della scuola non hanno avuto a cuore la qualità del lavoro svolto dagli insegnanti, visto che, negli anni, nei decenni, hanno consentito vere e proprie infornate di inetti, di persone che non avevano nulla a che fare col mestiere del docente, ma erano in cerca (e non è un luogo comune) di un posto fisso.

In secondo luogo i sindacati hanno pervicacemente impedito che il lavoro dell’insegnante potesse essere controllato, fosse valutato. Come se controllare il lavoro di qualcuno non fosse per quel “qualcuno” uno stimolo a fare meglio. 

Gli inetti così hanno creato uno strato compatto, impermeabile, che è stato lasciato crescere, “scientemente”: indicare quegli incapaci sarebbe servito come scusa – validissima agli occhi dell’opinione pubblica – per agire con la mannaia.

I sindacati hanno avuto il loro “contentino”: i CAF, e, dunque, se ne sono restati buoni.

Perché altrimenti ci sarebbe stato da fare delle barricate, di fronte a tutte le scelte dissennate da cui la scuola è stata invasa: mania di scopiazzare altri sistemi scolastici, palesemente non adatti alla realtà italiana, sigle roboanti (POF, PAC), che nascondono solo vuoto chiacchiericcio, buono solo a riempire sonnacchiose riunioni. Gironi di graduatorie degni di un horror venuto male, posti di lavoro polverizzati in pochi mesi, sperimentazioni di qualità svanite nel nulla.

E invece si sono levati solo timidi miagolii, che hanno sempre più avvilito la categoria.

E, come ciliegina sulla torta, a suon di regolamenti e distorsione dei contratti, che sono pur sempre fonte del diritto, si è “terrorizzata la mandria”, con l’ausilio delle nuove e zelanti figure di dirigenti che, presto immemori di provenire quasi sempre dalla vituperata categoria degli insegnanti, hanno provveduto ad instillare nel corpo docente smarrimento ed incertezza, ottimi per annullare qualsiasi velleità di contrastare atti spesso palesemente in contrasto con i commi del contratto collettivo nazionale di lavoro.

 

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