Il coach


Qualche anno fa.

Sala di ricevimento genitori.

E’ il giorno in cui ricevo. Bussano alla porta.

Entra una donna sulla quarantina. Ci salutiamo. Non è la prima volta che la vedo, è la mamma di un ragazzo che vale molto, ma che non ha nessuna voglia di studiare.

“Allora, che mi dice di questo ragazzo?”

“Le dico le solite cose: studia pochissimo, non fa i compiti, nelle interrogazioni fa l’arrampicata libera..”

“In che senso?”

“Si arrampica sugli specchi, ma siccome è molto intelligente, arriva quasi a farcela.”

Vedo la desolazione nei suoi occhi.

“Professoressa, mi creda, non so più che fare…”

Quante volte mi capita di sentire questa frase. Non so che rispondere. Dare ricette ai genitori è molto difficile.

“L’altro giorno il suo coach mi ha detto…”

“Chi?!”

“Il coach di mio figlio…”

“?”

“L’allenatore di calcio di mio figlio mi ha detto…”

Sono quasi senza parole, ma riesco a balbettare.

“Ah, cosa le ha detto l’allenatore?!”

“Mi ha detto che quando si dice “no”, deve restare “no” e che se mio figlio non rispetta le regole deve essere punito. Penso che sia necessario seguire l’indicazione del coach..” – mi dice con un sorriso che si allarga.

“Oh, ma certo! Certo! … Credo che abbia…”

Mi mancano argomenti per rispondere a tanta autorevolezza.

Ecco come siamo ridotti. Genitori che annaspano in cerca di punti stabili, che non riescono a trovare dentro di sé. Il risultato è un esercito di ragazzini egoisti da far paura ed incapaci di comprendere il senso del limite.

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2 thoughts on “Il coach

  1. Ormai sono i coach i nuovi educatori. Non per togliere niente, perché anche loro possono contribuire alla formazione di un giovane, ma perché alimentano false speranze, coadiuvati ampiamente dai genitori, nei ragazzi, che sono tutti convinti che possono tralasciare lo studio , diventare grandi e famosi giocatori e sposare la velina di turno!
    Il sacrificio, il senso del dovere è ormai incalanato in questa direzione e poco ormai contano le altre cose!

    • Credo che tutti quelli che concorrono alla formazione di un ragazzo abbiano il diritto di pronunciarsi in proposito, purché ci sia dietro ogni operatore una serie di competenze che gli impediscano di evocare “spiriti maligni” senza saperli controllare. E questo vale anche per i docenti, oltre che per gli allenatori, i sacerdoti e via dicendo…

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