Gelminate e dintorni: perché gli insegnanti demotivati sono parte di un piano


Prendete un docente qualsiasi, di mezza età, perché questa è ormai la media. 

Riempitelo di incombenze inutili: programmazione di classe, tediose riunioni di dipartimento, infiniti collegi dei docenti, che non arrivano mai a capo di nulla, se non nel momento in cui le decisioni importanti passano perché le braccia si alzano per votare in modo meccanico, consigli di classe in cui i rappresentanti dei genitori sono trattati come ospiti di riguardo, da non contrariare mai, a costo di umilianti rese alle loro richieste.

Già che ci siete, annullate in lui ogni voglia di sperimentare, di aggiornarsi leggendo libri, anche perché magari in libreria, complice la crisi, non entra da qualche anno.

Insistete in modo ossessivo sulla necessità di “lavorare per assi”, manco si trattasse del lavoro di un falegname o di un carpentiere.

Ecco, avrete ottenuto un vuoto a perdere.

Mettetegli accanto un collega che fa finta di avere capito tutte quelle astrusità di cui si ciancia da anni e che gli ricorda continuamente le gioie che derivano dall’applicazione dei nuovi metodi di apprendimento o dalla progettazione di fantomatici e-book, summa dell’improvvisazione di molti.

il primo pensiero che avrà sarà: “Ma chi me lo fa fare di oppormi?”

Nella migliore delle ipotesi diventerà uno che cammina rasente ai muri, per non avere guai, nella peggiore diventerà un altro di quelli travolti dal chiacchiericcio in cui troppi si immergono senza sapere bene di cosa si stia parlando.

Questo è il piano. L’apoteosi del duo Gelmini-Aprea.

Io credo che questa sia l’ora della riscossa.

Ci sarà qualcuno che, avendo a cuore la scuola, ha voglia di buttare a mare tutto quello che sta rendendo la scuola un luogo degno di un’opera di Ionesco?

Vogliamo smontarla dal di dentro questa controriforma?

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16 thoughts on “Gelminate e dintorni: perché gli insegnanti demotivati sono parte di un piano

    • Per esempio rifiutando ogni tipo di incarico aggiuntivo (coordinatore, tutor) poiché il contratto non prevede obblighi a riguardo. (Io mi sono appena dimessa)
      Inoltre sorvegliare come cani da guardia sul rispetto del contratto, soprattutto a livello individuale. Poi bisogna ricordarsi che esiste la libertà di insegnamento e di programmazione, come prevede la Costituzione, che è la fonte primaria del diritto, dunque non può essere scavalcata da nessuna norma o regolamento.

  1. e cosa dire alla mia collega che è coordinatice di due classi e segretaria in una terza, e che lo fa perchè “non mi va di fare polemiche” ? 😦 nella mia scuola è da tagliarsi le vene direttamente. tutti asserviti. io sono anni che ho ben chiarito che non coordino.

    • E’ così: ci hanno resi incapaci di reagire, di vedere con chiarezza la manovra con cui i dirigenti hanno di fatto eliminato ogni traccia di democrazia nella scuola. Ci hanno trasformato in tante monadi e non riusciamo a capire che se non riusciamo a scuoterci quanto prima, diventeremo dei grigi funzionari presi solo dalla sterile applicazione di schemi e di griglie di correzione. Per me, fare l’insegnante è un’altra cosa… 🙂

      • Non ci hanno resi incapaci loro, siamo noi che glielo abbiamo consentito. Sono settimane che provo a dire ai colleghi che quando il contratto non lo prevede, dobbiamo dire di no alle richieste dei DS. Se smettiamo di considerarci degli zerbini, forse cominceranno a rispettarci.

  2. Sono d’accordo con te, Maria Letizia. Siamo succubi di genitori arroganti che comandano. Lo stesso vale per i presidi. E, perchè no, dei ragazzi. Facciamo tante cose perfettamente inutili come collegi, consigli, programmazione, ecc. La scuola oggi produce asini. Io di fatto faccio da babysitter altro che insegnante. E cerco di evitare le rogne perchè siamo soli. Facciamo qualcosa perchè se non ora quando??? Basta farci calpestare! Per cosa poi? Per avere gente che esce dalla scuola ignorante fatto e finito! Io sono a disposizion! Ciaooo. Marinella

    • Dobbiamo pretendere rispetto e credo che questo rinascerà se noi coltiveremo maggiormente l’autostima: dobbiamo convincere soprattutto noi stessi che è necessario mettere dei paletti: coi ragazzi, coi genitori, soprattutto coi dirigenti.

  3. Prima di tutto gli insegnanti dovrebbero essere intelligenti e preparati, e non sanati in ruolo grazie a provvedimenti e punticini accumulati. Secondo, tutto ciò che non riguarda la materia d’insegnamento dovrebbe sparire o quasi.

      • Concordo con te: io sono entrata in ruolo con il concorso ordinario di latino, ma ho fatto anche quello riservato e ti posso garantire che sono entrati in ruolo prima di me dei colleghi che del latino non sapevano quasi nulla, hanno preteso di fare lo scritto potendo scegliere tra una favoletta di Fedro ed un brano di Cesare; beh, durante lo scritto una collega mi ha implorato di spiegarle dove avrebbe potuto cercare il termine “eundem” sul vocabolario: non conosceva nemmeno la declinazione di un banale aggettivo! L’errore è stato dei sindacati che hanno permesso uno schifo come quello…

  4. Concordo in tutto!
    Dovremmo mobilitarci, come categoria siamo ormai vilipesi e asserviti, l’aria che si respira nelle scuola è degna del periodo di maggiore repressione. La cosa brutta è che quasi tutti osserviamo queste cose, ma non ci uniamo per combatterle, perché non cominciamo a fare qualcosa? A creare dei gruppi, dei comitati di insegnanti indignati?

  5. Si.ma facciamo qualcosa…Questo incrinarsi della nostra dignità è stata avallata anche dai sindacati, come mai non si sono mai mossi per mettere un veto contro ciò che stava succedendo?

    • Me lo sono chiesto spesso…Io mi sono fatta un’idea, non so quanto fondata. Ai sindacati sono stati concessi i CAF, centri di assistenza fiscale, che consentono loro di incamerare molti soldi e questo ha comportato una sorta di patto tacito, che li ha “magicamente” ammorbiditi. Altrimenti è inspiegabile l’atteggiamento supino, pronto ad accettare qualsiasi nefandezza, che hanno messo in evidenza da vent’anni a questa parte…

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