Riunioni e voglia di lavorare (parte seconda)


(Tanto per dimostrare che non esiste solo la pars destruens…)

A noi insegnanti servirebbe del tempo, molto tempo per discutere dei ragazzi, di come sono cambiati, di come sono ridotti.

Quotidianamente abbiamo a che fare con dei giovani terrorizzanti e terrorizzati. L’impressione che danno è di essere completamente in balìa delle aspettative distorte dei loro genitori.

Che ci rendono inquieti ancor più dei loro figli.

Lo si può notare dai ricevimenti famiglie, che ben presto dovremo tenere – temo – facendo sedere accanto il nostro legale di fiducia.

Come tutti sanno, i genitori sono diventati – da almeno quindici anni a questa parte – aggressivi nei confronti dei docenti, pronti a sparare ad alzo zero contro chi osi contrariare i figli, mettere non dico dei bastoni, ma anche dei fuscelli tra le ruote.

Spesso non capiscono che la frustrazione – di un voto cattivo, di un argomento difficile da padroneggiare – è fondamentale per avanzare, perché è dalla crisi che nascono le idee, gli stimoli.

Questa banalissima verità non attraversa molte menti e credo che ciò talvolta accade non tanto perché si vuole bene ai figli e non si sopporta di vederli soffrire, quanto perché i figli per molti sono una proiezione di aspirazioni giovanili svanite, e non si accetta affatto l’idea di vederle svanire di nuovo.

Molti genitori hanno caricato i figli come bestie da soma: i ragazzi sono sovraccarichi di aspettative. E non reggono il peso.

Anche la generazione precedente si è fatta carico delle aspirazioni dei genitori, ma in quel caso era in gioco la promozione sociale, il salto di qualità in quel senso.

Oggi in ballo c’è la visibilità, la possibilità di “arrivare” in alto, l’essere famosi. Ecco perché non conta più ciò che si sa, ma quello che si riesce a vendere bene, a rendere appetibile.

Dunque i giovani sono spesso insopportabili. Sono degli intollerabili egoisti, capaci di qualsiasi bassezza pur di arrivare. Capaci di scaricare da internet una versione per vincere un certamen di traduzione dal latino ed affermarsi, perché tutto è lecito, pur di raggiungere quell’obiettivo.

E’ su questo che si dovrebbe lavorare

Come si fa a riabilitare questi disadattati?

In giro ci sono tanti “esperti” su cose fumose, che nessuno capisce, nonostante ore ed ore di riunioni forzate, mentre avremmo bisogno di un piccolo esercito di psicologi che ci aiutino a capire come fare, che ci diano una bussola per orientarci in meandri come questi.

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2 thoughts on “Riunioni e voglia di lavorare (parte seconda)

    • E’ così e credo anche che dovremo cominciare a fare qualcosa, a porci come argine di una situazione che sta diventando sempre più pericolosa; non salveremo il mondo (non ne avremmo le forze) ma almeno avremo ricominciato a mettere dei paletti…

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