ma chi te l’ha data la patente?


Uno dei rischi che corriamo, come insegnanti, è quello di farci prendere dal delirio di onnipotenza, dalla convinzione che possiamo stabilire se un alunno “è adatto ad una scuola” oppure no.

“Questo/a non è da liceo” – una frase che mi è capitato di sentire molte volte e sempre ho risposto ai colleghi, a volte solo dentro di me, a volte invece a brutto muso: “Si parla così finché ci si riferisce ai figli degli altri, quando sono i nostri figli ad essere coinvolti, la musica cambia, eccome se cambia!”

Fino a qualche anno fa avevo solo sentito parlare del carattere tosto delle donne curde, ma ho capito che cosa volesse dire quando B. è diventata mia alunna. A quindici anni già ne aveva viste di tutti i colori: la fuga dalla Turchia, le difficoltà dell’arrivo, una famiglia in pezzi, le difficoltà economiche, il confronto con una cultura completamente diversa dalla sua.

Eppure non era, e non è, tipo da perdersi d’animo.

 La classe di cui faceva parte era un disastro, sia nella lingua italiana che in quella latina e questa sarebbe potuta essere una scusa eccellente, ma lei non si lasciava scoraggiare più di tanto: anche dopo un’insufficienza grave cercava di capire dove fossero gli errori nella traduzione dal latino, pronta a non ripeterli la volta successiva.

Un tipo tosto.

Certo, in particolare il latino le dava filo da torcere. Troppi i passaggi nella sua testa: curdo, italiano latino e viceversa. Ma alla fine di quell’anno i risultati erano apprezzabili e fu promossa.

Trascorsi due anni – durante i quali grazie ai tagli di Mariastrega Gelmini ho perso posto – sono tornata con un trasferimento in quella scuola. 

Una mattina ero in sala professori. Stavo riordinando del materiale. Nel frattempo sono entrati due colleghi. Una era la nuova insegnante di latino di B.

Parlavano proprio di lei.

“Certo che questa scuola fa troppo poco per reindirizzare gli alunni!” – disse la collega, piegando la bocca con una smorfia quasi malvagia – “Quella B. non è adatta per il liceo, avrebbero dovuto mandarla da un’altra parte! Di latino non capisce quasi niente!”

Certo, è troppo facile per chi ha un tetto sulla testa, non ha mai lasciato il paesello, parlare con tanta leggerezza delle scelte altrui.

Quella donna insensibile non sapeva che B. è un’appassionata lettrice di filosofia, dei romanzi di Dostoevskij, di cui come pochi altri giovani ama la capacità di rendere la psicologia umana.

Sono corsa ad avvisare la dirigente di quanto avevo sentito e poi ho informato i colleghi più sensibili in quel consiglio di classe, affinché tutelassero questa ragazza in gamba che meritava ben altre parole.

Per sua fortuna B. non è stata “reindirizzata”, si è diplomata con ottimi voti, sogna di diventare medico e spera di superare l’anno prossimo quel test di ingresso che per quest’anno l’ha fermata.

Ma non si è persa d’animo: intanto si è iscritta a biologia e studia. Come ha sempre fatto.

Ma, a quell’insegnante, chi ha dato la patente?

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2 thoughts on “ma chi te l’ha data la patente?

  1. Secondo me da qualunque ragazzo si può, comunque, tirar fuori qualcosa si buono… noi insegnnti siamo pagati per fare questo…Per alcuni di noi, al contrario, non si può, ormai, fare più niente…. Purtroppo.

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