Coscienza di classe


Finalmente da pochi giorni è stato stabilito che il decreto Brunetta non può essere applicato alla scuola ed i dirigenti non possono comminare sanzioni disciplinari o pecuniarie ai docenti, ma solo censure.

Non è poco.

In questi ultimi anni era stata instillata in noi docenti una paura esagerata sui poteri effettivi dei dirigenti, poteri che spesso superavano persino la lettera del contratto, che, per chi non lo ricordasse, è fonte del diritto e non può essere calpestato tanto a cuor leggero.

Si dice spesso che dove c’è un carnefice c’è anche qualcuno che ama farsi martirizzare.

La classe docente, nel tempo, si è trasformata nel docile martire. Ad agevolare questo processo sono stati in particolare tanti zelanti colleghi, che hanno fatto carte false per fare da stuoino al dirigente di turno. Fino alla Moratti, però, non era mica così.

Ricordo una Preside molto dispotica, conosciutissima in provincia per i suoi modi spicci e prepotenti. I collegi docenti erano delle vere e proprie risse, perché quasi nessuno – o pochi – dei colleghi aveva tanta voglia di farsi mettere i piedi in testa da lei.

A volte era uno spasso.

La Preside che, pur di non essere sconfitta su una decisione che le stava a cuore, arrivava anche ad intimare che nelle votazioni non ci si poteva astenere. E perdeva ugualmente, nel divertimento generale e con le minacce, da parte sua, di atroci ritorsioni.

Ricordo che durante un collegio docenti-fiume, caratterizzato da liti furibonde e toni ultimativi, ad un certo punto dissi ad una collega: “Certo che se va via la luce e quando viene riattivata si trova la Preside a terra, pugnalata, qui va a finire come “Assassinio sull’Orient-Express” di Agatha Christie: ognuno di noi avrebbe un motivo per farla fuori!” – e giù risate.

Il rapporto col Preside, tuttavia, era quasi sempre gestito con la consapevolezza di diritti e doveri, da entrambe le parti.

Poi siamo scivolati piano piano in un terreno paludoso: non più Preside, ma Dirigente, programmato dall’alto per rendere sempre più divisi e deboli i docenti. Piano piano poi sono arrivati i gruppi ristretti, come accadeva nelle corti, le decisioni che una volta erano condivise, sono state imposte dall’alto senza alcuna discussione, affiancate da ritorsioni, grandi e piccole.

Un diritto stabilito dal contratto – per esempio quello di un permesso giornaliero – che d’improvviso si deve andare a pietire col cappello in mano.

Nel frattempo i sindacati sono scomparsi come la neve al sole, anzi, si sono fatti anche loro zelanti e per questo sono anche divenuti inutili. 

I docenti – anime smarrite e abbandonate a se stesse – si sono sempre più convinti che le cose stavano così e che lottare contro di esse era impossibile.

Ma perché? Chi ci impedisce di lottare per riconquistare l’onore perduto? Cosa abbiamo da perdere se non il nostro discredito?

(P.S.: la risposta dei sindacati alla Legge di Stabilità, che ci sta facendo a pezzi, è stata eclatante: un’ora di sciopero articolata a livello locale. Da paura. Veramente.)

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