Serve a qualcosa studiare ancora il latino?


Parafrasando il celebre ragionamento di Aristotele, alla domanda espressa dal titolo risponderei che no, il latino non serve, perché non è servo di nessuno.

Uno degli obiettivi di quella che spero diventi presto una ribellione di massa dei docenti alla controriforma Gelmini (ma anche Fioroni ha le sue belle responsabilità, va detto molto chiaramente) è che dobbiamo chiedere a gran voce di smetterla di ancorare il sapere alla sua utilità. E il latino è stato una vittima illustre di chi ha sbandierato le scelte “utilitaristiche” solo per mascherare tagli di posti dei docenti e riduzione delle ore di lezione in classe.

“Ma il latino non serve a nulla!”

“E chi se ne importa!” – risponderei, con molta franchezza, a questa obiezione.

Utilità e cultura non necessariamente devono coincidere. La cultura plasma la parte interiore delle persone ed è insensato imbottire un ragazzo di nozioni “utili”, se poi gli mancano le capacità di incanalarle in modo creativo.

Il latino è una lingua bella ed impegnativa.

Bella, perché è logica allo stato puro. Impegnativa, perché ha bisogno di una memorizzazione costante e di un livello di attenzione che non perdona la minima distrazione.

Altro che videogiochi!

Questa lingua morta è spesso odiata dagli studenti perché li costringe a lavorare, a faticare mentalmente ed essi non sono più capaci di farlo.

Un mondo ovattato, sempre più avvolgente, impedisce loro di affrontare la benché minima difficoltà, perché gli adulti ormai non riescono più a pensare per i loro figli una realtà che li metta alla prova e possa mostrarli come dei perdenti, anche solo temporaneamente.

Dunque, al primo scalino che richieda di alzare un ginocchio, molti alunni abbandonano questa materia, sostenuti in questo dal mondo circostante che li incita a dedicarsi solo a cose “utili”.

Quali sarebbero, poi, queste cose utili? Un maggior numero di ore di scienze? O di diritto? O delle lingue? 

A pensarci bene, si tratta quasi sempre di elementi che sono pur sempre derivati dal latino e che sono più facili da comprendere per chi ha già una base di cultura classica solidamente ancorata, mentre risultano più difficili per altri che manchino di questa base.

Si deve ridurre tutto ad una guerra tra discipline più o meno importanti?

O forse alla fine deve risultare più “utile” imparare a vagabondare nella Rete in modo insensato, solo perché ormai è di moda il digitale?

 

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10 thoughts on “Serve a qualcosa studiare ancora il latino?

  1. Sarei d’accordo (e lo sono con l’assunto di fondo) se non fosse la solita sequenza di luoghi comuni sul latino, tra i quali spicca anche una proposizione semplicemente falsa, ossia quella per cui il latino sarebbe “logica allo stato puro”. Di solito chi sostiene questo non ha mai studiato la logica formale o la logica matematica, altrimenti si renderebbe conto che le regole ad es. del modus ponendo ponens (pur avendo un nome latino!) non hanno molto a che fare con la consecutio temporum. E comunque nessuna lingua storico-naturale, essendo strutturalmente ambigua, può essere “logica allo stato puro!”. A mio parere ripetere questi luoghi comuni nuoce più che giovare alla causa del latino.

    • Certo, capisco la tua osservazione, ed hai ragione, ma il mio è solo un blog, mica una pagina per addetti ai lavori ed io sono una semplice insegnante, mica una docente universitaria! Quando dico “è logica allo stato puro” intendo dire che ci sono delle regole ferree sia nello studio di questa lingua, sia nell’applicazione di queste stesse regole nel momento della traduzione.
      E poi sappiamo tutti benissimo che queste “regole ferree” valgono solo per una parte degli autori latini (cicerone, cesare..) mentre sono largamente disattese da altri, molti altri.
      Quello che intendevo dire è che il latino costringe ad essere logici, sia nella scelta accurata dei vocaboli con cui tradurre una frase, sia nella disciplina mentale che questa lingua costringe a fare, dal memorizzare le regole al fatto di cercare di entrare nella mente di un autore tanto lontano nel tempo, il che predispone anche ad un certo modo di analizzare le cose, logico per così dire…

      • Perfettamente d’accordo con Teo Orlando. Certo, la tesi che “il latino non serve a nulla” è una stupidaggine e porta a derive pericolose, ma è anche una sbrigativa caricatura di argomenti molto ragionevoli, e consente di controbattere senza impegnarsi troppo nella ricerca di obiezioni davvero di sostanza. Può risultare sgradevole a qualcuno, ma negli indirizzi di studio occorre fare scelte che caratterizzino percorsi formativi differenti. Togliere il latino dal liceo classico non avrebbe alcun senso, ovviamente, ma già nel liceo scientifico (considerata anche la superficialità con la quale viene necessariamente trattato, data la struttura dei curricoli) credo non si farebbe rimpiangere poi così tanto. Se si teme di concedere troppo all’ambito scientifico, meglio piuttosto puntare sul rafforzamento delle discipline storico-filosofiche, che sul versante della logica e del ragionamento mi pare offrano solide garanzie.

      • Non sono d’accordo: credo che togliere il latino dallo scientifico non farebbe affatto il suo bene; me lo dicono l’esperienza ed il fatto di aver visto il percorso universitario di tanti alunni che sono riusciti così bene perché “sovraccarichi” di tante cose. Attualmente insegno in un liceo classico, ho perso posto con la controriforma Gelmini, ma il mio cuore è proprio per i ragazzi dello scientifico, così poliedrici, così versatili, perché approfondiscono tanti aspetti della realtà, compreso il latino, che della loro formazione è una componente per nulla secondaria.

  2. Cara Marialetizia, non prendertela ma mi sembra che la tua passione ti spinga a ragionamenti un pochetto tautologici. I ragazzi del liceo scientifico riescono così bene perché sovraccarichi? E da dove viene questa tua certezza? E se invece riuscissero NONOSTANTE il sovraccarico del liceo? Stabilire rapporti causa-effetto non è cosa da poco, come insegna (ma guarda un po’!) una sana pratica scientifica, buttarli lì come verità apodittiche solamente per il loro effetto consolatorio non favorisce una ricerca efficace. Se le positività del latino sono solo quelle che tu riporti, ti assicuro che il gioco degli scacchi – in fatto di abitudine all’analisi e disciplina nel ragionare – offre molto di più.

    • Parlando di “sovraccarichi”, mi riferivo semplicemente al fatto che, a mio avviso, per l’esperienza che ho accumulato, i ragazzi dello scientifico, molto più di quelli del classico, assorbono (e bene) tanti aspetti della cultura ed il latino è uno di questi aspetti, a mio avviso non secondario. E’ chiaro che in un testo sintetico, qual è quello di un blog, non si può che essere che apodittici perché si ragiona in modo diverso da un saggio, che è cosa molto più seria, ma che necessita di spazi più ampi e di argomentazioni decisamente più serie delle mie. In un blog talora è necessario esagerare, perché si vuole difendere una tesi di cui ci si fa portatori. Io resto della mia opinione: nei licei il latino è stato tagliato non in base a scelte di carattere pedagogico, ma solo per scellerate volontà di risparmiare sui costi dell’istruzione. E da gente come la Gelmini non accetto lezioni di pedagogia.

  3. Mi intrometto non per continuare il discorso sull’utilità del latino, ma per dire due parole sul tentativo di Marialetizia di spiegare perché non è apprezzato dagli studenti.
    Mi sono diplomata nel 2011 in un liceo scientifico (quello dove insegna il prof Sassi), e se dovessi iscrivermi adesso alle superiori sceglierei senza dubbio l’indirizzo scienze applicate. Lo farei perché sono interessata alle scienze (avendo scelto un liceo SCIENTIFICO) e perché, semplicemente, ho studiato latino per cinque anni e per cinque anni non mi è piaciuto, anche se ho sempre avuto delle bravissime insegnanti.
    Nel post si sostiene che il latino non piace perché è impegnativo, perché costringe gli studenti pigri e viziati a ragionare… non è vero, almeno non per tutti!
    Finito il liceo mi sono iscritta a matematica. Ora sono il terzo anno e la adoro anche se è inutile, teorica, difficile, ed è probabilmente la materia che più di tutte costringe a ragionare e usare la logica, ma anche ad esercitare notevolmente la memoria.
    Insomma non so perché non mi è piaciuto il latino, ma sicuramente non perché ho paura di ragionare e far fatica, e non credo di temere le sfide solo perché non ho apprezzato questa materia.
    Detto ciò sono d’accordissimo con il fatto che la cultura non deve per forza essere utile, ma la cultura non è solo quella classica. Sono cultura anche le scienze, la fisica, la matematica…

    • E’ ovvio che non intendevo generalizzare, ma solo difendere le ragioni del mio amore per il latino. Tuttavia credo anche che, seppure in modo inconsapevole, anche quando si studiano le materie scientifiche, il latino è una base di cui raramente si può fare a meno.

      • In base a cosa può dire che del latino “raramente si può fare a meno”? In un liceo classico forse, ma in uno scientifico ci si aspetterebbe di studiare materie scientifiche, non di passare diverse ore a settimana a studiare latino solo perchè “sviluppa la logica”. Matematica, fisica e chimica la sviluppano decisamente meglio, sono mille volte più utili e attuali e hanno l’immenso merito di sviluppare anche il senso critico, che in Italia è pericolosamente carente. Solo che, come diceva Roberta, la cultura nell’immaginario comune è letteratura, filosofia, arte e storia, non matematica, fisica, chimica, biologia, informatica. Purtroppo per studiare tutto non c’è tempo e bisogna selezionare, in un liceo scientifico io non credo che valga la pena di rubare ore a queste materie solo per salvaguardare il latino.

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