Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani. (corollario del post precedente)


La celeberrima poesia di Kahlil Gibran inizia così: I tuoi figli non sono figli tuoi

Credo che questo imperativo possa essere considerato valido tanto per i genitori, quanto per gli insegnanti.

I genitori troppo spesso dimenticano che i figli non sono delle loro appendici, delle fotocopie già realizzate ed immutabili, i docenti a volte confondono il loro ruolo e si trasformano in sostituti della figura genitoriale, ibrido quanto mai pericoloso.

Entrambi ultimamente difettano di un componente essenziale: l’autorevolezza.

Torno a proporre il concetto elaborato da Winnicott: una madre sufficientemente buona, traguardo assai arduo da raggiungere, perché un genitore (o un docente) o si rifugia nella più sterile rigidità, oppure cede su tutta la linea: o è troppo cattivo, o è troppo buono.

La cosa più ardua è mantenersi in quello che nell’antica Grecia si chiamava μετριότης, (metriotes, giusto mezzo) riuscire ad essere “sufficientemente buoni” immersi in un mondo, quello degli adolescenti, che rifiuta a priori ogni via di mezzo, preso dai due estremi: o bianco o nero.

Spesso si cede, per quieto vivere, per mancanza di forze, presi a volte da problemi di altra natura e non ci si rende conto che così si rende un cattivo servizio ai nostri figli ed ai nostri alunni, che chiedono limiti e paletti anche quando a parole sembrano reclamare la loro cancellazione.

Hanno bisogno di sentirci solidi, anche quando cozzano violentemente contro di noi, perché, poi, quella solidità, quasi per un processo di osmosi, passerà dentro di loro e se non sarà stata presente negli adulti, renderà i giovani come quei molluschi privi di scheletro ed incapaci sollevarsi.

Dovremmo ricordarci – genitori ed insegnanti, ognuno in un ambito diverso – che dobbiamo “accompagnare” i ragazzi verso una strada, non issarli su un binario già costruito e predeterminato. Anche i sogni migliori che abbiamo immaginato per loro sono soltanto una nostra proiezione.

Noi abbiamo avuto già la nostra occasione e non è colpa di nessuno se non l’abbiamo sfruttata in modo soddisfacente.

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