Educazione alla legalità: Il progetto “art. 416-bis” (seconda parte)


La prima lezione in realtà non si occupa solo di storia della mafia.

Il primo relatore della classe ha il compito di spiegare a tutti le parole-chiave di Cosa Nostra: mafia, famiglia, mandamento, capomandamento, pizzo, omertà, lupara bianca, tutti quei termini che nel corso dell’anno scolastico e delle diverse relazioni presentate, ricorreranno frequentemente e che dunque dovranno essere chiari a tutti, indistintamente.

Si passa poi  ad individuare la radice del fenomeno mafioso, cercando di raccontare il delicato momento del passaggio degli anni che seguono l’Unità d’Italia, sottolineando l’importanza del controllo operato sul territorio da campieri e piccoli boss a livello locale.

Alla fine della lezione si cerca di evidenziare – per quanto possibile ad un ragazzo di quindici anni – l’importanza della relazione Franchetti-Sonnino,  il primo tentativo del mondo istituzionale “del nord” di comprendere alla fine dell’Ottocento un universo sfuggente, ma già ben strutturato.

L’obiettivo è quello di far capire che, anche in quel momento, c’era chi aveva intuito la pericolosità di questa organizzazione, ma che già allora era mancata la volontà politica di porre rimedio con decisione.

Questo perché bisogna evidenziare fin da subito i fili rossi che legano il passato al presente.

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