Educazione alla legalità: Il progetto “art. 416-bis” (terza parte)


Il caso Notarbartolo si presta bene ad essere utilizzato su più fronti ed inoltre può risultare molto utile per fare riferimenti alla storia italiana recente e recentissima.
Infatti è stato uno dei primi delitti “eccellenti” di mafia e nella sua struttura presentava, fin dall’inizio, degli elementi, della costanti, che si sono ripetuti pressoché identici fino ai giorni nostri:

1)Emanuele Notarbartolo, già sindaco di Palermo e responsabile del Banco di Sicilia, era persona integerrima, dunque non si era prestato né al richiamo della corruzione, né si era fatto intimorire dalle minacce per non aver ceduto alle pressioni. Era al centro di un complesso giro di interessi e questo suo modo di essere inespugnabile gli aveva fatto guadagnare l’ostilità di un vasto giro di politici e di mafiosi.

2)Gli assassini di Notarbartolo provenivano dalla manovalanza mafiosa, ma il mandante era un politico locale, molto noto in Sicilia.

3)Inizialmente l’omicidio passò quasi inosservato, ma fu l’insistenza del figlio che fece sì che se ne parlasse e si indagasse più a fondo.

4)Il politico coinvolto – Raffaele Palizzolo – aveva legami sia col mondo mafioso, sia con personaggi “molto in alto”, persino con lo stesso Giolitti.

5)Il processo per stabilire le responsabilità relative al delitto ebbe un iter molto tormentato – spostamento di sedi, rovesciamento della posizione dei presunti colpevoli, coinvolgimento dell’opinione pubblica – e non giunse ad una conclusione soddisfacente per l’accusa, anzi, il presunto mandante – Palizzolo – se ne tornò a casa libero e fu accolto trionfalmente in Sicilia, con tanto di banda ad attenderlo.

E’ importante che gli alunni comprendano il meccanismo che muove questa prima dolorosa vicenda di mafia, affinché imparino a leggere comportamenti e strutture che si sono poi ripetuti quasi inalterati nei decenni a seguire.

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