Facciamo un minuto di silenzio


Ho un collega che si chiama Paolo: ci conosciamo da molti anni; abbiamo condiviso il precariato, un paio di sedi nella parte più estrema della provincia. 

Da qualche anno non lavoriamo più insieme, ma ci sentiamo spesso su facebook. Spesso siamo incavolati neri. Chi se la prende con il dirigente, chi con i colleghi, chi con la malasorte. 

E’ da tempo che non riusciamo a parlare con serenità del nostro lavoro.

L’altro giorno, però, lui era più arrabbiato del solito, come non mi capitava di sentirlo da tempo. 

Nella scuola in cui insegna, un istituto tecnico della provincia, è capitata una cosa che lo ha fatto indignare.

Nei giorni scorsi – in circostanze particolarmente tragiche – è venuto a mancare il genitore di uno dei ragazzi ed il fatto è successo proprio nella settimana in cui era prevista la mega-festa di inizio anno.

Appresa la triste notizia, Paolo ha avvisato subito i responsabili dell’organizzazione, aspettandosi che i festeggiamenti sarebbero stati annullati, in segno di rispetto per il lutto che aveva colpito anche tutta la scuola.

E invece no! 

Siccome la macchina organizzativa era partita, le derrate erano state acquistate e tutto era ormai pronto, non si poteva annullare questa festa in stile anglosassone, con musiche e siparietti demenziali.

Paolo non riusciva a credere a tanta insensibilità e per protesta ha scelto di non partecipare a quella inutile baracconata, che prevedeva la proclamazione del “professore più simpatico”, di “miss maglietta fina” in un tripudio di finte risate e molte prese in giro per i docenti.

Ma ormai, si sa, la scuola vive di questi lustrini che servono pur sempre ad attirare clienti.

Il giorno dopo la festa Paolo ha espresso alla sua classe tutto quello che pensava: che era mancato il rispetto per il dolore di chi era stato colpito da un lutto, che la superficialità aveva vinto sulla sensibilità ed il suo discorso è arrivato fino alle orecchie dei rappresentanti di istituto che hanno deciso di affrontarlo a ricreazione per dirgli che no, che lui si era sbagliato, e di grosso, che non era vero che c’era stata insensibilità da parte dei ragazzi:

“Non abbiamo mica dimenticato quello che è successo! Ma se abbiamo fatto anche un minuto di silenzio!” 

 
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