“Prof., ma quando migliorerò?!”


Sempre più spesso capita di avere a che fare con alunni incapaci di autovalutarsi. A mio avviso questa è la spia che indica la presenza, nella maggior parte dei ragazzi, di un Io ipertrofico e infantile che impedisce loro di percepire i propri limiti. 

Qualche giorno fa ho interrogato una ragazza sulla letteratura italiana; in queste settimane stiamo facendo, per dirla con la loro espressione, “il secondo giro” e la ragazza in questione, come nella prima tornata, presentava ancora un modo di esprimersi decisamente approssimativo, non utilizzava nel modo giusto il lessico specifico e la sua analisi del testo non era sufficientemente approfondita.

Di certo non si può affermare che non avesse studiato, ma il passaggio dal biennio al triennio presenta precisamente questa difficoltà: trasformarsi da prevedibili “ripetitori” in abili analizzatori e commentatori.

“Ma allora, quando migliorerò, se nemmeno stavolta sono riuscita ad andare meglio?” – mi ha detto alla fine dell’interrogazione.

Da qualche anno è difficile far capire che lo studio in sé e per sé non basta: a volte è necessario fare un salto di qualità ed il problema sta nel fatto che tutto ciò è arduo da comprendere non solo per i ragazzi, ma anche, e soprattutto, per i loro genitori.

“Ma studia tanto!” – dicono questi ultimi, durante i ricevimenti settimanali.

Oppure:

“L’ho interrogato/a io ieri pomeriggio e sapeva tutto alla perfezione!” – affermano, a volte con aria velatamente minacciosa.

Ecco il punto: finché non si permette ai nostri ragazzi di scontrarsi con la realtà senza mediazioni, lasciando che a volte si facciano un po’ del male, che falliscano, per poi capire dov’è il margine di miglioramento, non cresceranno mai, rimarranno preda della convinzione che è il mondo intorno a sbagliare, non loro.

Avete mai fatto caso – anche guardando le loro pagine facebook, a me capita con quelle dei miei ex-alunni – come i cartoni animati, specie quelli di Disney, siano presenti nell’immaginario di ragazzi anche molto grandi di età?

Adesso farò un’affermazione che è tipica delle persone vecchie: ai miei tempi una cosa del genere non sarebbe capitata. 

I cartoni animati sono carini, certo, ma fanno parte dell’infanzia. 

L’età adulta è altra cosa e dovrebbe essere certificata dal passaggio stabile ad altri punti di riferimento, rispetto a quelli che si avevano da bambini. 

Non dico Che Guevara, ma il mondo circostante può fornire migliaia di icone.

Certo, non è la regola, non tutti sono così, la mia è un’osservazione non scientifica, ma a volte ho l’impressione che si voglia per forza restare aggrappati a qualche brandello dell’infanzia perché non si vuole entrare con passi decisi in un mondo che incute troppa paura.

Anche in virtù dei giudizi che emette.

 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...