Pretendiamo di correggere a scuola i compiti in classe


Sappiamo bene che la considerazione che l’opinione pubblica ha di noi professori è pari ormai a quella di cui godono i paria della società.

I tre mesi di ferie, le settimane di vacanze a Pasqua e a Natale, le diciotto ore di lavoro a settimana eccetera eccetera. 

Ormai conosciamo a memoria i vari luoghi comuni che ci riguardano.

Di sicuro so una cosa: l’anno scorso ho superato i 1200 compiti in classe corretti, tra italiano e latino e, anche calcolando solo dieci minuti a compito (ma in realtà ci vogliono più di dieci minuti per un compito) ho raggiunto la ragguardevole cifra di duecento ore di lavoro non pagato.

Ma in questo calcolo non c’è nulla di clamoroso: chi fa questo lavoro ne è già a conoscenza.

Allora come si può fare a far emergere questo “lavoro nero”? (perché lo è!)

Io ho una proposta.

Tutti noi dovremmo organizzarci e costringere le scuole a restare aperte nel primo pomeriggio, affinché noi possiamo correggere a scuola i compiti.

Lo so, ho già in mente l’obiezione possibile: “Ma chi me lo fa fare di stare a scuola delle ore in più?

Punto primo: così avremo molte ore in più nella nostra vita privata.

Punto secondo: le domeniche torneranno “cosa nostra”.

Punto terzo: se vogliamo che il lavoro svolto a casa emerga con tutto il suo peso, lo dobbiamo trascinare a scuola, sbatterlo in faccia a tutti.

Dobbiamo costringere l’amministrazione a spendere soldi per tenere le scuole aperte.

Non avrebbero il coraggio di rifiutare.

Proviamo a fare proposte come questa nei vari collegi dei docenti e vediamo cosa succede. Cominciamo a lavorare nei locali scolastici e tutto il tempo che ci viene rubato (e gratis) sarà lì, visibile a tutti.

Perché dovrei continuare a consumare le mie risorse personali e per di più non avere in cambio nessuna considerazione per quello che faccio, né dall’amministrazione, né dall’opinione pubblica?

Dobbiamo pensare a forme di lotta come questa, se vogliamo risalire la china.

 
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14 thoughts on “Pretendiamo di correggere a scuola i compiti in classe

  1. Ocorrerà anche pretendere il giusto salario o può andar Bene così?. A mio avviso l’alternativa c’è: basta prendere incarichi di qualsiasi genere; non siamo obbligati! Guardate cosa è successo ai colleghi RSPP del Liceo Rivoli di Torino; eppure il Dirigente è il primo responsabile della sicurezza; tre colleghi succedutisi messi sotto accusa e i sindacati scolastici ben poco ne parlano!

  2. Meglio sarebbe, e nel rispetto delle ore previste per contratto, correggere i compiti all’interno delle 18 ore: si può fare lezione proprio correggendo le prove. E’ vero che nel nostro lavoro c’è tanto sommerso e che la debolezza della categoria sta proprio nel non riuscire a quantificarlo e a farlo uscire allo scoperto, ma venire più tempo a scuola di pomeriggio (quando comunque tante scuole sono aperte per altre attività) mi sembra puro masochismo. Continuiamo a farci del male…

    • Capisco il tuo ragionamento, ma so anche che la gente comune non ha la più pallida idea di quello che molti di noi fanno a casa, quando i comuni mortali si godono il sacrosanto riposo. Se noi avessimo un orario otto-quattordici, avremmo tutto il tempo di svolgere a scuola quello che siamo costretti a svolgere a casa e toglieremmo dalle mani dei nostri detrattori un’arma formidabile. Nessuno potrebbe più dire che siamo fannulloni.

      • Detta così è diversa dal “far aprire le scuole al pomeriggio”; insegno da tanti, troppi anni e ho sempre sostenuto l’esigenza di un orario così come lo concepisci tu: 30 ore settimanali di cui 18 di insegnamento (che non sono affatto poche) e le rimanenti per tutte le attività connesse (correzione compiti, preparazione delle lezioni, aggiornamento e quant’altro). Così sarebbe tacitata la “gente comune”, ma non certo lo stuolo di colleghe che necessitano del tempo per fare la spesa e preparare il pranzo ai pargoli e al maritino (spesso stimato professionista). Anche questo spiega la debolezza “sindacale” della categoria

      • L’idea di correggere i compiti di pomeriggio mi è venuta per far risaltare agli occhi dell’opinione pubblica il fatto che noi abbiamo alle spalle tanto lavoro “nero”, sommerso, che non si vede ma c’è; è una provocazione per dire: eccoci qua, non è vero che siamo fannulloni, tant’è vero che vi costringiamo a tenere aperte le scuole per mettere davanti agli occhi di tutti il nostro lavoro sommerso. E’ ovvio che il punto di arrivo anche per me sono le 30 ore settimanali. E’ da anni che lo predico.

  3. io sarei perfettamente d’accordo con la collega, se non fosse che le scuole sono già aperte anche di pomeriggio e i professori hanno un calendario ricco di consigli di classe e colloqui con i genitori fino alle 19:00 ( quando ci va bene). Non so in che scuola lei insegni o se insegni ancora. Questo lo dovrebbe sapere. Non è una critica a quanto detto, sono d’accordo su tutto quello che lei ha scritto all’inizio riguardo ai luoghi comuni, ma la situazione è di gran lunga peggiore

    • Io penso che in un futuro (spero) non lontano il nostro orario debba prevedere un impegno fino alle due, come capita a tanti dipendenti dello stato; in questo modo si potrebbero utilizzare le ore prive di lezioni per correggere i compiti e per svolgere molte delle incombenze che vanno poi a finire nel pomeriggio. In effetti tutte le (inutili) riunioni servono solo per allungare il brodo delle ore di servizio ed il nuovo contratto (se strutturato come dicevo poc’anzi) non dovrebbe prevedere troppe riunioni pomeridiana.

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