Abbiamo da perdere solo le nostre catene


Una delle poche cose buone che gli ultimi tempi hanno portato con sé è che abbiamo ricominciato a confrontarci. Pochi per volta, magari a gruppetti, per ora solo sui social network, ma stiamo comunque ricominciando a parlare del nostro lavoro, a dispetto di tutto.

Lo stato di avvilimento in cui siamo stati gettati ha un effetto paralizzante su molti di noi (“ma chi me lo fa fare?”), ma dovrebbe scuoterci il pensiero che è proprio così che ci vogliono, impauriti e tremanti di fronte all’autoritarismo.

Soprattutto dovrebbe fare da propulsore il pensiero che anche se ce ne stiamo nell’angolo ad aspettare che la tempesta passi, i suoi effetti ci raggiungeranno comunque; e allora, tanto vale mettersi a lottare.

Il caro, vecchio, Carletto direbbe che abbiamo da perdere solo le nostre catene.

Una collega, qualche giorno fa, mi raccontava che il suo dirigente, solo perché lei gli ha fatto notare che con una serie di disposizioni stava violando il Contratto Nazionale Collettivo di Lavoro, l’ha apertamente minacciata di ritorsioni per il prossimo anno scolastico.

“Quando sono arrivata in Presidenza me ne sono rimasta in piedi e lui, gridando, mi ha detto: ‘Si sieda! Si ricordi che io sono il suo dirigente!'”

E minacce a seguire.

Penso che saremo costretti ad una battaglia di civiltà e di ripristino dei diritti. Altrimenti, come faremo ad insegnare il rispetto della legalità ai nostri alunni, se non saremo stati capaci di pretenderla nel nostro stesso luogo di lavoro?

 

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