Cosa chiederei al ministro Carrozza


Qualche giorno fa, in una lettera aperta, il ministro Carrozza chiedeva ai candidati alle primarie del PD di mettere la scuola al centro della loro politica.

Oggi la scuola non si sente al centro. Di sicuro.

Anzi: si sente decisamente ai margini.

C’è una cosa che mi ha sempre colpito nella scelta dei vari ministri dell’Istruzione: nessuno di loro è mai arrivato dal mondo della scuola, per quanto io ricordi. 

Al massimo i vari ministri sono arrivati dall’Università (Berlinguer, De Mauro, Profumo, la stessa Carrozza), dal mondo dei manager (Moratti) da altre aree lavorative (Fioroni è un medico), oppure sono stati scelti in virtù di presunte  (ma mai desunte) “capacità” (Gelmini), ma, in particolare negli ultimi anni, nessuno di loro conosce veramente quel mondo a parte che è la scuola pubblica italiana.

Già. 

La nostra è una realtà parallela, già a partire dal sistema di reclutamento, ormai mutevole come lo sono da qualche tempo le famigerate mezze stagioni.

Forse ogni ministro, all’interno del suo staff, ha degli esperti che gli danno dei suggerimenti sulla scuola, ma, a giudicare dalle decisioni prese negli ultimi anni, oltre alla famosa “spending review”, sarebbe urgente anche una profonda revisione nei criteri di scelta degli “esperti”.

Basterebbe, forse, ascoltare di più le nostre voci, visto che nella scuola passiamo molto tempo, da tanti anni. 

Sarebbe opportuno, come si diceva una volta, ascoltare la base, i lavoratori (ammesso che qualcuno ci consideri ancora tali).

Se mi venisse chiesto un parere, io direi che ci sarebbe da lavorare di più sulla democratizzazione della scuola (lo so che vado controcorrente).

Basta coi dirigenti manager, innanzitutto. 

Abbiamo già dato.

Basta con queste persone che sono state scientemente programmate per avvilire il lavoro del personale della scuola. 

Una volta i Presidi erano un punto di riferimento per la didattica, oggi invece sono spesso persone rese ebbre dall’idea del potere. 

Conosco colleghi che non sanno più come sopravvivere in istituti trasformati in piccoli feudi da dirigenti ai quali sono state affidate diverse “reggenze” in scuole che vengono spesso cannibalizzate  dalla scuola più grande e, guarda caso, di titolarità.

Ci sono insegnanti che quotidianamente devono lottare per la difesa di diritti elementari, che ormai vengono messi in discussione senza il rispetto del Contratto collettivo nazionale di lavoro. 

Chiederei al Ministro Carrozza di fermare la riduzione degli anni di studio, di mettere fine all’emulazione dei sistemi scolastici anglosassoni e tornare alle nostre tradizioni, che hanno prodotto generazioni e generazioni di persone in grado di intendere e di volere.

Chiederei un potenziamento della nostra motivazione, che quotidianamente viene messa alla prova da un sistema che sembra ideato proprio per minarla e farla vacillare.

La mia sarà una vox clamantis in deserto?

Speriamo di no. 

 

 

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