Zona di rispetto


Una delle cose più complicate da ottenere per un insegnante è quella di interessare i suoi alunni al  mondo che li circonda: la politica, l’economia, i fenomeni della società.

Eppure, a quanto si dice, i nativi digitali sono direttamente connessi col flusso della realtà, la osservano, per così dire, in tempo reale.

Se però il povero docente prova ad interrogarli su ciò che si muove accanto a loro, sgranano gli occhioni proprio come se ne sentissero parlare per la prima volta.

Ma allora, a quale realtà sono connessi?

A mio parere, molto spesso è una porzione di realtà, quella che, come capita per una albero, potremmo chiamare “zona di rispetto” e che, per dirla con uno slogan rimasto famoso, ruota tutta intorno a loro.  

Il resto del mondo non conta: è importante comunicare col gruppo, con qualche “amico di amico”, ma tutto finisce lì. 

Autoreferenzialità allo stato puro.

Basti guardare come amino postare su facebook foto in cui non è riflesso il mondo, ma si tratta di autoscatti, di specchi in cui essi si riflettono all’infinito.

E’ un’osservazione che mi è balzata evidente agli occhi questa primavera, quando una delle mie classi è partita per una gita in Spagna. 

Tra le foto pubblicate durante il viaggio quasi nessuna riguardava paesaggi, o monumenti, che pure abbondano da quelle parti, ma quasi tutte erano costituite da individui o gruppi che ammiccavano, magari con la bocca a culo di gallina, verso un ideale gruppo di fans.

Se le cose stanno così, è logico che spesso i ragazzi non sappiano che cosa succede oltre la zona di rispetto.

E invece l’insegnante li deve trascinare fuori da quest’ombra rassicurante, ma priva di consistenza e di utilità. 

Deve obbligarli a capire che oltre il loro Ego c’è qualcosa e che quel “qualcosa” è una realtà concreta, spesso fatta di avvenimenti per nulla piacevoli, anzi, sempre più spesso, sgradevoli.

Per ottenere questo interesse deve portare in classe la concretezza delle cose, deve far leggere molto, per lo più articoli di giornale, e lo deve fare spesso.

Basta partire da argomenti interessanti: scoperte scientifiche, strane teorie sociologiche (i sei gradi di separazione, la teoria delle finestra rotta ecc.). Piano piano si può passare a cose più “pesanti”: la politica, l’economia…

In breve si può ottenere un pubblico di lettori abbastanza appassionato e contento di leggere cose che riguardano il mondo là fuori. E il fatto che si interessino, si verifica ogni volta.

Tuttavia da qualche tempo tutto questo cozza contro le politiche di revisione della spesa, che hanno tagliato drasticamente la possibilità di fare fotocopie.

In questo possono venire in aiuto tablet e smartphone, anche se bisogna attingere a fondi personali e non tutti hanno le risorse per acquistare le nuove tecnologie.

Ma vale davvero la pena.

 
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