La politica dello struzzo non paga


Nei miei viaggi di pendolare mi metto spesso a chiacchierare con una collega – Anna – che, come me, insegna in un istituto superiore del capoluogo di provincia.

Ieri, al ritorno – sarà stata la stanchezza dopo la mattinata – se ne stava seduta sul sedile dell’autobus mogia mogia.

Le ho chiesto se tutto fosse a posto.

“Lascia perdere!” – mi ha detto, scuotendo la testa. Alla fine sono riuscita a farmi raccontare cos’era accaduto.

Nella sua scuola quel giorno era prevista l’assemblea d’istituto. Il dirigente della sua scuola ha obbligato tutti i docenti a partecipare.

“Ma non può! Perfino sulle pagine di istruzione.it c’è scritto che i docenti non possono essere obbligati a partecipare alle assemblee d’istituto!” – le ho ribattuto.

Il dirigente, però, è stato irremovibile. 

Nonostante lei fosse febbricitante, l’ha costretta ad andare all’assemblea, che si svolgeva in un palazzetto dello sport che avrebbe messo freddo anche ad un pinguino. Anna gli ha chiesto – quasi implorando – di poter restare a scuola, perché non si sentiva bene. Niente da fare. Il punto era da mantenere. A tutti i costi.

“Sai cosa ha risposto? Mi ha detto di prendermi un giorno di malattia! Qui siamo alla follia!”

La cosa che l’ha addolorata di più – però – è che sa bene che sarebbe giusto fare di questa prevaricazione un momento di lotta. Se tutti i colleghi  facessero notare al dirigente che non ci si comporta così, forse certe prove di forza smetterebbero di esistere. 

“Nessuno dei colleghi mi seguirebbe. Hanno paura. Quel dirigente è terribilmente vendicativo e sanno bene che gliela farebbe pagare… In effetti questa per me è una punizione che lui mi ha sadicamente inflitto, perché qualche settimana fa gli ho ricordato davanti a tutti che le riunioni per gli organi collegiali vanno convocate con almeno cinque giorni di preavviso… Mi aveva già detto che me l’avrebbe fatta pagare…”

Che dire della pochezza di certe persone? Meglio sorvolare.

Quello che addolora, invece, è constatare che abbiamo perso la voglia di lottare, che chi prova a chiedere il rispetto per i propri diritti (che sono anche i diritti di tutti) si ritrova spesso isolato dai colleghi, che “non vogliono guai”. 

Il vero guaio è, invece, che, a forza di ragionare così, abbiamo permesso che l’arbitrio fosse l’ago della bilancia della nostra condizione di lavoratori, senza sapere che mettere la testa sotto la sabbia espone a rischi ben più gravi di quello che si sarebbe voluto evitare.

 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...