A questo punto, siamo del gatto…


Si fa un gran parlare di valutazione degli insegnanti, in questi giorni. Spesso a sproposito.

E’ stupefacente vedere come molti si improvvisino “esperti” di didattica, magari senza aver mai trascorso un solo giorno in un’aula in tutta la loro vita, senza aver mai annusato nemmeno una volta l’odore di un gruppo di giovani all’ultima ora di lezione.  

Io sono d’accordo  sul fatto che gli insegnanti debbano essere valutati. E’ necessario, addirittura urgente, anche per noi.

Bisogna essere molto sinceri: quasi tutti gli insegnanti fanno il loro dovere, ma tra di noi ci sono molte persone che non lavorano affatto, che sono impreparate, che odiano il mestiere che fanno e si vede.

Un controllo sarebbe urgente, anche se mi sento di avere un filo di scetticismo in proposito.

Anni fa lavoravo in una scuola nelle aule della quale – all’insaputa degli insegnanti, dei ragazzi – furono collocate delle microcamere per via di un’indagine relativa ad un traffico di droga. Le indagini si conclusero con degli arresti, ma la cosa più incredibile fu che, dalle riprese, di cui poi fu informato il Preside, venne fuori che uno dei nostri colleghi, ogni volta che entrava in classe, si limitava a leggere il giornale. Sistematicamente.

Ora penserete: “Beh, ci sarà stata un’azione disciplinare nei suoi confronti?!”

Due anni dopo era Preside. E ho detto tutto.

 

Situazioni paradossali a parte, a volte noi stessi avremmo bisogno di un aiuto, di un consiglio, ma dobbiamo cercare sostegno in colleghi più anziani e stimati, perché nessuno ci dà una mano. Avremmo bisogno di qualcuno che abbia le giuste competenze per guidarci. 

In Francia gli insegnanti sono affiancati dallo stesso ispettore per tutta la carriera: così il docente sa di avere un punto di riferimento stabile, oggettivo e, soprattutto, terzo.

E già, perché è questo il punto dolente: chi dovrebbe valutarci?

Se viene dall’interno della scuola in cui si lavora, allora, come si dice dalla mie parti, “siamo del gatto” (dal punto di vista del topo), cioè, siamo rovinati.

Quasi tutti gli istituti ormai sono dei luoghi in cui i dirigenti impongono la loro interpretazione delle norme e non intendono accettare visioni diverse, pena l’emarginazione, il dileggio, il mobbing.

Intorno alla dirigenza si creano vere e proprie corti neroniane, che tendono a favorire solo chi si uniforma al verbo che promana dal vertice, mentre i reietti, i reprobi, vengono progressivamente e nemmeno tanto sottilmente ostacolati.

Chi dovrebbe valutare chi, allora?

Dipende dall’obiettivo che si intende raggiungere.

Se si cerca la qualità e l’imparzialità, allora il personale ispettivo deve essere esterno, altrimenti, se si punta ad umiliare ancora di più chi lo è stato già in questi ultimi tempi, si ricorra ad organi interni a ciascun istituto.

Ma allora, davvero, saremo del gatto.

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