Il ministro Carrozza deve ascoltare la base


Proprio ieri il ministro della Pubblica Istruzione Carrozza ha dichiarato che sente su di sé il malcontento che impera nella scuola.

Ha ragione.

Noi docenti siamo pieni di amarezza. A tal punto che siamo ormai quasi aggressivi nelle nostre reazioni.

Ma non c’è da spaventarsi. A mio avviso c’è una sola cosa che il ministro possa fare: ascoltare. Ma dovrebbe farlo sul serio, senza la mediazione di staff e di addetti-stampa. 

Dovrebbe davvero sentire la nostra voce. Facendo di persona un giretto nelle scuole, magari in incognito, come qualche anno fa capitava di fare al re di Giordania, che di tanto in tanto usciva da solo a farsi un giretto per sondare l’umore dei suoi sudditi. 

Dovrebbe incontrare dal vivo gli insegnanti, non i dirigenti o i provveditori. Lì troverà solo voglia di fare carriera e dunque parole spesso vuote e altisonanti. No: dovrebbe parlare, come si diceva una volta, con la “base”.

Certo, all’inizio ne rimarrebbe spaventata. 

Da anni siamo sottoposti ad angherie senza fine. Prima ci hanno pensato i vari ministri che l’hanno preceduta, tagliando in modo insensato, spesso senza avere alcuna competenza in materia, comprimendo la dignità delle persone a tal punto da inebetirle e renderle mansuete solo in virtù del terrore indotto: lo spettro del licenziamento.

Non contenti di questo, i responsabili del ministero hanno creato in laboratorio figure di dirigenti scolastici che hanno portato nella vita degli insegnanti una parola che in precedenza era semisconosciuta: mobbing.

Tali dirigenti si sono fatti strada nelle scuole utilizzando in modo ossessivo una parola-chiave: “normativa”, il feticcio dietro il quale è stato nascosto di tutto, ma soprattutto il disprezzo per i diritti degli individui e per la lettera del contratto di lavoro.

Avendo anni e anni di precariato alle spalle, ho lavorato in molte scuole; in alcune di esse, fino a sei-sette anni fa, c’era un clima positivo, magari fatto di competizione e rivalità, ma sostanzialmente positivo. 

In una delle ultime, la più amata da me, l’arrivo di una figura di dirigente “nuovo modello” ha letteralmente ammazzato la voglia di collaborare, la serenità del corpo insegnante: non si riesce a trovare una sola persona, tra quelle che lavorano in quella scuola, che si dichiari soddisfatta di essere lì. E questa situazione sta uccidendo l’istituto. 

Tutti vorrebbero fuggire da un’altra parte, ma il problema è che ormai tutte le scuole, o quasi sono infestate da persone che credono di gestire gli istituti che gli sono stati affidati quasi come fossero dei feudi. E anche stavolta Carlo Magno non sembra aver capito la gravità della situazione che ha creato. 

 
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