Ci è rimasta solo un’arma: il voto.


Non mi è mai piaciuta l’antipolitica, né mi piace ora, in un momento storico che ci porta comunque a pensare – per via delle tante miserabili figure che lo popolano – che qualunque persona pratichi l’azione politica sia per definizione corrotta e disposta alla ruberia.

Certo, se si guarda alla politica dal punto di osservazione della scuola, c’è da farsi cadere le braccia.

Tutti – indistintamente tutti – a parole vogliono “valorizzare” il mondo dell’istruzione. Non c’è una personalità politica che non intenda (sempre a parole) mettere la scuola al primo punto della sua agenda di lavoro futuro (e il presente?! Quello fatto di affitti-bollette-Imu-Tares-assicurazione-mutui-ratedapagare?). 

In realtà – finora – tutti si sono comportati da sciacalli verso gli insegnanti. Non se ne può salvare nemmeno uno. 

I sindacati ricevono da molti di noi ogni mese ingenti risorse finanziarie, ma in questi ultimi anni ci hanno solo svenduto; in questo senso portano sulle spalle responsabilità politiche ingentissime: non hanno mai attuato serie azioni di contrasto alla demolizione della struttura scolastica, hanno accettato passivamente la trasformazione degli istituti in feudi, affidati nelle mani di dirigenti fedeli e zelanti rispetto al potere. 

(Ricordo ancora l’ufficio di un dirigente scolastico, che aveva messo in bella vista molte foto in cui era ritratto insieme alla Gelmini e a Berlusconi in camicia nera: roba da far vomitare per l’evidente e patetica adulazione nei confronti del potere…)

Forse dovremmo (ma io l’ho già fatto) abbandonare in massa i sindacati.

  I politici – in blocco – sono solo riusciti a depredare il mondo dell’istruzione, con modi ora persecutori, ora benevoli nelle parole, ma ingannatori nei fatti.

(A tal punto che a volte viene da rimpiangere l’esplicito disprezzo di Tremonti verso la cultura: se non altro si poteva capire chiaramente da che parte si trovava il nemico.)

Credo che mai come in questo momento noi insegnanti – come categoria – dovremo rispondere con l’occhio ben fisso sui fatti.

Solo su quelli. 

E abbiamo in mano un’arma potentissima: il voto.

“Tu hai permesso il blocco degli stipendi della scuola, ma hai fatto sì che gli altissimi magistrati continuassero a percepire ogni mese migliaia di euro? Molto bene: puoi scordarti il mio voto.”

“Tu hai affermato – dall’alto del tuo compenso da onorevole – che il nostro è un mondo di privilegiati? Beh, allora godrai del privilegio di essere mandato a quel paese dalla nostra comunità di Bengodi.”

Dobbiamo riprendere in mano il filo della nostra esistenza, anche come categoria. Dare fiducia solo a chi si presenterà da noi con punti definiti, chiari.

Poche cose, ma nette.

 

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2 thoughts on “Ci è rimasta solo un’arma: il voto.

  1. Sono perfettamente daccordo che sia ora di svegliarsi e riacquisire una coscienza civile che ci ridia dignità e diritti, oltre che il dovere di essere di esempio a quei giovani che vorrebbero riacquistare fiducia negli adulti. Basta con la connivenza con un sistema definito, non a torto, “marcio” in molti settori della cosa pubblica.

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