Essere precari


Sono stata precaria per più di dieci anni e, anche ora che sono “di ruolo” da un bel po’, non dimentico la situazione angosciante che ho attraversato.

Sì, angosciante, perché essere un’insegnante precaria, e per un periodo tanto esteso, per me ha significato non riuscire a godere fino in fondo le gioie del mio lavoro, che pure sono tante.

Ricordo bene che nei mesi di febbraio-marzo cominciava la preoccupazione: “Ma…a settembre ci saranno abbastanza cattedre?!”, perché lo spettro di rimanere senza lavoro, per me che avevo un figlio da crescere ed un mare di incombenze di natura economica, mi impediva di vivere con serenità anche quei mesi di piena occupazione.

Con alcune colleghe avevamo costruito una rete di competenze, che ci permetteva di conoscere a menadito non solo la nostra graduatoria, ma anche quelle affini, che spesso scorrevano in parallelo e questo fatto ci ha consentito di controllare la situazione, per cercare di prevenire imbrogli e colpi di mano.

Spesso, però, non riuscivamo ad impedire che i soliti raccomandati la facessero franca, e questo ci riempiva di rabbia e facevamo scenate terribili in Provveditorato, dove, alla fine eravamo temute e rispettate.

Quello che ci faceva imbestialire era il fatto che nei giorni delle nomine erano a nostra disposizione un certo numero di cattedre, ma, una volta firmato il contratto, vedevamo apparire “per magia” nuovi posti, spesso situati in scuole molto più vicine rispetto a quelle in cui avevamo accettato la nomina.

E giù scenate ai funzionari!

Avevamo costruito una rete di solidarietà relativa, nel senso che tra di noi non sono state presenti personalità sempre del tutto limpide, ma alla fine il gioco di squadra ha funzionato.

Tutta la vecchia guardia, chi prima, chi dopo, è riuscita ad entrare.

Per quanto mi riguarda, un bel giorno la graduatoria del concorso ordinario è riuscita ad arrivare fino a me ed è giunto il tanto sospirato contratto a tempo indeterminato.

Tuttavia non dimentico l’angoscia di quegli anni e questo mi porta a provare molta solidarietà per i colleghi precari che, oggi ancor più di ieri, vivono una condizione davvero pesante.

 
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