Ma dove erano tutti quelli che oggi protestano per la scomparsa dello studio della storia dell’arte, quando la Mariastrega faceva a pezzi la scuola italiana?


In questi giorni circolano sul web messaggi di protesta per la scomparsa dell’insegnamento della storia dell’arte da molti degli indirizzi delle scuole medie superiori.

La protesta mi appare giusta. 

Il nostro è il paese che possiede la quantità più rilevante al mondo di beni culturali, ma è anche quello in cui tanti ragazzi escono da molti corsi di studi senza possedere gli strumenti culturali per stabilire se quella che hanno di fronte è una chiesa romanica o il tempio di Venere.

Tutto questo rammarico è giusto.

Tuttavia è in ritardo.

La Mariastrega Gelmini (o meglio: chi era dietro di lei…) anni addietro ha fatto a pezzi la scuola italiana. 

E nessuno si è mosso in modo efficace.

Lo studio del latino allo scientifico è stato reso una ben misera cosa ed i ragazzi già oggi non sono più in grado di affrontare l’analisi e la traduzione di un testo complesso, come invece prima accadeva.

Lo studio della geografia, accorpata alla storia, è stato deformato in modo da creare nelle teste dei ragazzi un guazzabuglio degno solo dell’identico guazzabuglio che si muove nel cervello dell’ideatore di questa schifezza.

Simili nefandezze sono state commesse, a livello di strutturazione delle materie, per tutti gli indirizzi scolastici.

Nel momento in cui esse sono state imposte, però, pochi si sono mossi con altrettanto zelo e con un martellamento mediatico che facesse capire all’opinione pubblica dove si sarebbe giunti.

Di sicuro non i sindacati, (ammorbiditi dalla torta dei Centri di Consulenza Fiscale) che si sono limitati a miagolare qualche timida obiezione, ma non hanno scatenato la guerra.

Nemmeno i docenti – me compresa – hanno fatto tutto quello che dovevano, salvo poi capire bene quando hanno capito (come è capitato a me) cosa significhi perdere posto e dover abbandonare la scuola in cui si lavorava e che si amava tanto e questo solo perché un Ministro della Repubblica, nella sua furia distruttrice della scuola italiana, si è mosso sulla base del suo principio “Con la cultura non si mangia”.

 

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