“Chi avete avuto l’anno scorso?”


Il nostro mestiere è a rischio ‘delirio di onnipotenza’. Ogni insegnante, si sa, nel suo intimo è convinto di non avere rivali su questa terra quanto a carisma, simpatia, competenze sulle sue materie.
Questa convinzione si palesa ogni volta che gli capita di prendere in mano una nuova classe, alla fine di un biennio o magari in sostituzione di un collega andato (beato lui!) in pensione.
Dopo le prime settimane di analisi della situazione quasi sempre sulle sue labbra affiora la fatidica frase (che è, a ben vedere, una interrogativa retorica): ‘Chi avete avuto l’anno scorso?’ oppure: ‘Ma il prof. Tizio, non vi ha spiegato questo aspetto basilare?’
Nella classe, ovviamente, un coro di testoline che fanno segno di no, è ovvio che non hanno fatto (bene) l’aoristo, o il congiuntivo esortativo o l’analisi del periodo, ecc. ecc.
Ecco una forma di narcisismo alla quale non dovremmo mai ricorrere (ma è molto difficile resistere…); troppo spesso, infatti dimentichiamo che all’interno della classe gli adulti dovremmo essere noi e saremmo obbligati al rispetto di chi ci ha preceduto, in primo luogo perché è segno di buona educazione, in secondo luogo perché la nemesi è sempre dietro l’angolo e l’anno prossimo le parti potrebbero invertirsi a nostro svantaggio.
La rivalità coi colleghi è una parte del nostro lavoro difficile da gestire, perché ha a che fare con parti di noi molto profonde e piuttosto viscerali; oltre a ciò bisogna capire che nessun corso di formazione ci ha insegnato a padroneggiare emozioni come queste ed è facile scivolare nella critica del lavoro altrui, o, peggio ancora, nella aperta denigrazione del collega davanti alla classe, magari perché quel collega ci è antipatico, o anche solo perché ci è sembrato poco competente.
Ricordo, alcuni anni fa, una collega che, per mettere alla berlina dei professori della sua stessa scuola, si esibiva di fronte ala classe in imitazioni di tic e piccole manie dei poveretti. Un’altra – davvero molto, molto scorretta – ha addirittura fatto sottrarre ad un’alunna un compito in classe, che poi ha corretto davanti alla ragazza, esprimendo un giudizio (ovviamente negativo) sull’elaborato corretto dal collega.
Queste sono ‘vittorie’ che non dovremmo mai cercare; sono sintomo di infantilismo, la spia di un ego ipertrofico che oltretutto arreca un danno all’immagine dell’istituzione in sé. Quale idea si faranno del mondo degli adulti i ragazzi, se vedono che un insegnante tiene un comportamento scorretto verso un collega? Riusciranno mai a dominare impulsi analoghi? Che opinione avranno rispetto alla sincerità?

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