Il mondo della scuola è molto diverso da quello dell’università


 

 

Già a scrivere il titolo ho pensato: “Ma questa è un’ovvietà! Nemmeno La Palisse avrebbe osato tanto!”

A quanto pare, questa considerazione non pare tanto scontata a chi decide di nominare i Ministri della Pubblica Istruzione. C’è in effetti un’ostinazione che dà da pensare: o si affida il governo della scuola a persone che nella vita hanno fatto sempre altro (Moratti, Fioroni, Gelmini), oppure si scelgono professori universitari (Profumo, Carrozza) che forse hanno calcato per l’ultima volta le mattonelle di un liceo quando si sono diplomati.

Altro che Gentile o Croce!

Ad ogni cambio di governo è un cadere di braccia: nessuno che sappia nulla di noi, nessuno che abbia la curiosità di sapere davvero chi siamo.

In tutti questi anni nessuno si è preoccupato di fare una cosa banalissima come quella di una consultazione dei docenti – di tutti i docenti – su come pensano che si possa risolvere la crisi in cui l’istituzione è precipitata.

(D’altra parte, non possiamo ritenere rappresentativi i contatti stabiliti tramite i sindacati: negli ultimi due decenni i sindacati della scuola sono divenuti il paradigma del parassitismo e della pigrizia mentale elevati a stile di vita)

Il mondo della scuola è un macrocosmo a sé stante, realmente difficile da comprendere per chi non lo pratichi con una certa regolarità.

Eppure tutti i mestieranti della politica sentono di avere delle ricette in grado di “risolvere una volta per tutte” la situazione, o di “mettere in riga” questa massa informe di scansafatiche che sono gli insegnanti italiani.

Nessuno che abbia l’umiltà di dire: “Vogliamo ascoltare quello che avete da dire, le soluzioni che voi, che conoscete così bene il campo di battaglia, potreste proporre”.

Da decenni tutto passa sopra le nostre teste, che si sono fate via via più curve, volte verso il basso, mentre ci sarebbe stato bisogno di qualcuno che dicesse: “Sappiamo che siete un ingranaggio fondamentale della società ed abbiamo bisogno di voi. Vorremmo sostenervi, anche in questo momento di crisi.”

Invece di scuola si parla – e a sproposito – solo quando ci si ricorda che quello degli insegnanti è comunque un serbatoio di voti. 

Forse per troppo tempo soprattutto la sinistra ha contato sul nostro appoggio, in modo indiscriminato; ha abusato della nostra fiducia ed ha regolarmente tradito le nostre aspettative, da quelle grandi a quelle minuscole e puerili. 

Ha permesso, senza colpo ferire, che la Gelmini operasse la destrutturazione di quasi tutti gli indirizzi scolastici e li snaturasse profondamente. Ha permesso il taglio indiscriminato di posti di lavoro e non si è opposta.

Possibile che abbiamo una memoria a breve termine così sviluppata da aver atrofizzato quella a lungo termine? Ci ricorderemo cosa fare alle (ormai) prossime Europee?

 
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