Suk


Ogni volta che penso al ministro Berlinguer, mi viene un moto di rabbia.
Già, perché è a partire dal suo ministero che le cose per la scuola e l’università hanno cominciato la loro discesa verso il basso, o comunque sono cambiate in modo del tutto negativo dal punto di vista della qualità.
Berlinguer è stato l’ennesimo ministro della Pubblica Istruzione arrivato dall’Università, ignaro dei più elementari meccanismi alla base del funzionamento della suola superiore; una volta insediatosi, ha applicato ricette giunte da chissà quale pensatoio, ben lontano dalla quotidiana realtà scolastica.
È a lui che è venuto in mente l’orrendo concetto di Piano dell’Offerta Formativa, che ha trasformato il mondo di chi crea cultura (Scuola ed Università) in un gigantesco suk.
Molti di noi conoscono bene il rito dell’orientamento e parecchi hanno fatto da accompagnatori della classi quinte della scuola secondaria superiore durante le giornate organizzate dalle università.
Qualche anno fa mi è capitato di fare da accompagnatrice ad una quinta; siamo andati alla Fiera di Roma e forse, come si dice in latino, anche in questo caso, nomen omen: una gazzarra incredibile, una fiera, appunto.
Eravamo circondati da stand, da cui si protendevano hostess, tutte prese dall’incombenza di distribuire gadget, depliants, cartelle colorate. Intorno una ressa di persone pronte ad accaparrarsi penne colorate e specchietti.
Un suk.
Ne sono uscita sconvolta.
Era questo il modo di avvicinarsi all’università? Si può scegliere il proprio futuro influenzati da una messa in scena stile “carosello”?
Per gli istituti superiori le cose non vanno certo meglio: ogni anno scatta la concorrenza all’ultimo cliente.
Bisogna rendere appetibile il Piano dell’Offerta Formativa.
È estremamente penoso vedere interi collegi dei docenti che cercano di escogitare “esche” in grado di attirare nuovi iscritti, assemblee che propongono nuovi indirizzi, quanto più possibile accattivanti, nati magari a scapito di altri, troppo “tradizionali”
“Ma lo sai che è successo nella scuola di Giuseppe?” – mi ha raccontato qualche giorno fa il mio amico Paolo – “durante il collegio dei docenti sono stati costretti a votare per un nuovo indirizzo – molto alla moda e “glamour”. Quando una collega si è al alzata per dire che, se fosse passata la proposta del Dirigente, lei, che lavorava su un indirizzo ormai vecchio e privo di “allure”, avrebbe perso delle ore e anche la titolarità sulla cattedra, il preside si è alzato inviperito e l’ha accusata di egoismo e di non capire la bontà della richiesta proveniente dall’utenza!”
Già.
Chi cerca di difendere il posto di lavoro diventa egoista, mentre è giusto entrare nell’agone della concorrenza, del “mercato”, nuovo dio in terra.
È il suk è ormai la nuova dimensione della formazione.

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