Il cappotto


Una decina di anni fa ero ancora una precaria con contratti che partivano a fine agosto e spesso terminavano a fine giugno.
Il problema di come mettere assieme pranzo e cena nei mesi di sospensione del contratto era sempre presente, ma, bene o male, tiravo avanti.
Quell’anno in particolare ero riuscita a risparmiare qualche soldino ed avevo deciso che – come premio – mi ero meritata un bel cappotto nuovo.
Ricordo che passai diverse settimane ad immaginare come sarebbe stato, pensai al colore, al taglio, alla stoffa. Sì. anche io sarei stata una elegante professoressa con indosso quel capo così bello. Perché una cosa era certa: sarebbe stato bellissimo! Rosso, oppure color cammello? Sarebbe stato troppo serioso?
Poi si avvicinarono le settimane dei contratti e noi precari cominciammo a consultarci l’uno con l’altro sulle ultime novità.
“Hai sentito l’ultima?”
“No! Cosa?”
“Hanno ammesso di nuovo i corsi di perfezionamento. Daranno tre punti.”
“Va bene, ma io non voglio saperne!”
Quegli orribili corsi di perfezionamento a distanza, che costavano un occhio della testa, ma consentivano di guadagnare ben tre punti, mi facevano orrore al solo pensiero.
“Sei sicura? E se il tuo vicino di graduatoria ne facesse uno?!”
Maledizione! Non ci avevo pensato! Certamente quel tizio ci avrebbe fatto un pensierino, visto che ci separavano solo due punti.
“No! Ma non è giusto!”
Morale: quell’anno mi toccò il supplizio di iscrivermi a quel corso. Una presa in giro totale! Dispense dai contenuti ridicoli. Esercitazioni a distanza risibili.
Non mi venne affatto da ridere a pagare i 500 euro che pagai, anche perché, contemporaneamente, la trama del mio desiderato cappotto cominciò lentamente a sfaldarsi, fino a quando sparì del tutto.
Addio sogni di eleganza!
Non potevo permettermi entrambe le cose. Mi arrabbiai molto, ma dovetti fare di necessità virtù.
Qualche tempo dopo mia rabbia aumentò a dismisura, quando leggendo le referenze dell’istituto che organizzava i corsi a pagamento, vidi la sigla della Compagnia delle Opere.
“Ma come?” – mi chiesi – “La Compagnia delle Opere non è vicina a Comunione e Liberazione, movimento al quale è vicinissima la ministra Moratti che – guarda caso – aveva di nuovo autorizzato i corsi di perfezionamento a distanza?”
Eh, già. Era proprio così.
Preferisco tagliare fuori dal testo gli improperi che ne sono seguiti.

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