Se non ora, quando?


Per quanto io non apprezzi il partito da cui proviene la nostra nuova ministra della Pubblica Istruzione, sono dell’idea che dovrà essere giudicata a partire dai fatti. Dunque è dei fatti che siamo in attesa, non degli annunci.
Certo, le dichiarazioni che ha rilasciato a pochi giorni dal conferimento dell’incarico non lasciano presagire nulla di buono.
Giudicheremo sui fatti, vediamo cosa ha da proporre.
Non voglio essere catastrofista, perché parto da una considerazione politica.
Di sicuro il PD, che è partito di maggioranza nel governo, ha affidato il Ministero della Pubblica Istruzione a Scelta Civica perché stia lì a cavare le castagne dal fuoco, ma credo anche che Renzi sappia bene che alle ultimi elezioni molti insegnanti hanno votato per il suo partito, ma è anche vero che moltissimi altri hanno scelto Grillo per protesta verso il PD. Se Renzi non vuole un ulteriore travaso di voti, deve fare bene i suoi calcoli e deve trattare con riguardo una categoria di lavoratori, che è stata già sufficientemente bistrattata dalla Mariastrega.
Aspettiamo di vedere che cosa ha da proporre.
All’orizzonte c’è il rinnovo del contratto e dispiace sapere che se ne occuperanno in prevalenza quegli stessi sindacati che hanno già da tempo svenduto il personale della scuola, solo per ottenere un loro personalissimo piatto di lenticchie.
Se questi sindacati-zerbino non saranno adeguatamente controllati dalla base degli iscritti, c’è il rischio che una volta di più passino scelte impopolari senza che ci sia stata una consultazione preventiva con chi a scuola va concretamente ogni giorno e vive sulla sua pelle tutti i problemi e le storture del sistema.
Forse la soluzione migliore sarebbe un vero coinvolgimento del personale da parte del Ministero, riguardo alle decisioni da prendere, ma questa forse è fantapolitica.
Però un dato è certo: chi meglio di noi conosce problemi e le soluzioni possibili?
E allora, diamogli una scossa, facciamoci sentire. Dobbiamo trovare le modalità per far capire di cosa abbiamo bisogno a chi di scuola sa veramente poco.
Se non ora, quando?

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2 thoughts on “Se non ora, quando?

  1. Salve collega Maria Letizia Cerica, sono Stefano Bellapadrona insegnante di sostegno, Mi sembra di capire che lei abbia, nei riguardi dell’attuale esecutivo, delle forti aspettative circa l’attuazione di riforme strutturali per la scuola Italiana; tali aspettative sorgono dalle intenzioni del nuovo (?!) governo Renzi, per il quale lei suppongo abbia dato il voto, anche se mi sfugge a quali elezioni e che il premier eletto si stia effettivamente impegnando in progetti e sviluppo della stessa, nominando però una deputata a lei non gradita in quanto appartenente a Scelta Civica tuttavia, se non ho capito male, lei confida nella attenzione del “Premier Eletto” in quanto Egli sa che la maggior parte degli insegnanti lo hanno votato ((a quali elezioni sempre mi sfugge) e che se li deluderà ci sarà sempre una maggiore parte che dirotterà la fiducia del proprio volto a quello di “protesta” del movimento 5stelle. Mi piaceva informarla che io ho votato M5S e non per protesta, non ripongo nessuna fiducia nel “Premier Eletto”, non mi aspetto nulla dalla contrattazione dei Sindacati “denoantri” e non aspetterò di vedere cosa ha da proporre in quanto nulla verrà dal “Niente Politico” da cui viene l’Eletto. Precisare le soluzioni possibili quello si che è politica e non “fantapolitica”, alle prossime elezioni cominciamo a capire come mai le cose non sono cambiate nonostante noi avessimo “ben votato”. Buona giornata. Stefano.

    • (provo a rispondere per la terza volta in una giornata dominata dai contrattempi tecnici…)
      Non ho votato per Renzi. Ho però votato PD, per Bersani, per la precisione, e per Vendola alle regionali. Sono rimasta disgustata dalla manfrina che ne è seguita e dal penoso spettacolo dell’elezione del Capo dello Stato.
      Non approvo minimamente il governo Letta, né quello di Renzi.
      Non mi piace neppure Grillo, che considero un fascista, senza un minimo di spessore politico. Conosce solo il gridare sguaiato e non ha nulla a che fare con la dialettica politica. Credo che non si possa improvvisare l’essere politici, è necessaria una preparazione, una disposizione all’ascolto che lui non ha e non avrà mai.
      Detto questo resto dell’idea che da questo governo non ci si debba aspettare nulla in tema di scuola, non mi faccio alcuna illusione, ma è necessario pur sempre aspettare che cosa ha da dire, se non altro per imbastire un’opposizione alle scelte che siano troppo lesive della nostra categoria.
      Quello di cui sono convinta è che non possiamo restare passivi: sarà necessario reagire, compatti, a tutto quello che non condivideremo.
      E credo che ce ne sarà in abbondanza.

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