Scambi reciproci di energia


 

 

Il lavoro dell’insegnante è molto impegnativo. Intendo dire, fisicamente impegnativo. 

Non sto parlando dei momenti relativi alle spiegazioni, alla correzione dei compiti o alla preparazione delle lezioni. 

Non sto dicendo che la categoria degli insegnanti lavora come o più di altri. 

Ogni lavoro ha una sua specificità e tutti, indistintamente, faticano, se svolgono il loro lavoro con la passione che richiede.

Questa non è neppure un’ode alla missione dell’insegnamento.

Mi riferisco invece all’energia che circola in classe, al fatto che, a forza di manipolare l’energia e di canalizzarla, il nostro lavoro si fa usurante.

Gestire un gruppo di venti-trenta adolescenti è abbastanza pesante.

Quando si entra per la prima volta in contatto con loro ci vogliono almeno un paio di mesi di “rodaggio”, da una parte e dall’altra: è necessario mettere da parte la sfiducia reciproca, dimenticare i luoghi comuni e le dicerìe (“quella lì è una vera carogna!”, “guarda, con quella classe ho passato un anno infernale: meno male che non li vedrò più!”).

A quel punto comincia il lavoro più interessante: c’è da costruire un rapporto di tipo emotivo, si spera non guastato da opportunismi e falsità, ma questo è oggi un terreno davvero minato.

Se si ha la fortuna (o la sfortuna) di passare in quella classe almeno otto ore a settimana, allora cominceranno ad emergere i tratti individuali, che rendono il registro di classe non più un semplice elenco dei nomi in ordine alfabetico, ma l’insieme di problemi e caratteristiche che fanno di ogni gruppo-classe un unicum, una sorta di individuo a sé stante.

Comincia dunque a crearsi uno scambio di energia, che va padroneggiato.

Ci sono giornate (assai rare) in cui questa energia dà all’insegnante l’idea che sia possibile fare tutto, capire tutto, giungere a stracciare tutto il programma in poche settimane.

In altri giorni, invece, si ha l’impressione di fare lezione ai moai dell’isola di Pasqua e non c’è verso di smuoverli a cacciare una parola.

Scomparsi nel nulla!

Bisogna allora cominciare ad inseguirli senza che questo traspaia troppo, perché, altrimenti si rintanerebbero ancora più a fondo. E sarebbe un bel guaio.

Altre volte si è raggiunti in corridoio, o in sala professori, da un ragazzo, o una ragazza che hanno da raccontare storie tremende o disperanti e vogliono essere sostenuti, magari dallo stesso professore che in casa sua vive situazioni altrettanto problematiche.

C’è comunque da trovare le parole giuste, dare speranza a chi, per via della giovane età, si lascia scoraggiare facilmente o non riesce a trovare vie d’uscita.

Ecco come poi si arriva a fine anno senza più energie, pregando che la prima settimana di giugno arrivi in gran fretta.

Spiegare tutto questo a chi non lo ha mai vissuto è difficile.

E’ anche difficile riuscire a spiegare il senso di felicità che si prova leggendo il messaggio di una ex-alunna che, dopo anni scolastici fatti di litigate, bracci di ferro, musi lunghi, ti manda a dire che, effettivamente, il tempo passato con te è rimasto nel suo cuore, conta ancora.

E che “da grande” desidera fare proprio l’insegnante.

 
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2 thoughts on “Scambi reciproci di energia

  1. Hai proprio ragione, dopo il rodaggio iniziale, ecco che si crea quella strana e potente energia che mette in moto tutto e che ti fa desiderare di tornare in classe il giorno dopo e poi quello ancora e poi l’altro ancora e poi….

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