Merito-crazia o merito-mania?


Quello che lascia interdetti, in tutta la stucchevole discussione sull’ingresso del merito nella scuola, è che quasi sempre i suoi più accaniti difensori sono proprio quelli che nella vita si sono fatti largo a suon di raccomandazioni o di appoggi ricevuti dagli amici degli amici.
I nuovi soloni che pontificano dalle pagine dei giornali, o che tengono discorsi in pubblici consessi, sono diventati davvero presidenti, assessori, consiglieri, responsabili di settore perché lo avevano meritato e si sono distinti con l’eccellenza nei loro ambiti, oppure si sono sapientemente avvalsi di scorciatoie ed appoggi influenti?
(Quasi sempre “la seconda che hai detto” – risponderebbe qualcuno)
Non vorrei cadere nel qualunquismo più becero, ma trovo davvero tremendo il fatto che certe parole vadano a cadere nelle orecchie sensibili dei giovani, che vengono così a convincersi del fatto che nel nostro paese sia il merito ad essere premiato, che chi studia avrà il posto che gli spetta – come peraltro previsto da un documento chiamato Costituzione.
No, ragazzi, non è così, ne avete tanta di strada da fare.
Il nostro è il paese delle massonerie e delle mafie, dove i diritti sanciti dalla legge diventano un favore concesso dal potente di turno. Noi ci aspettiamo che sarete voi a mettere fine a questo schifo, ad usare un potente idrante per dare una bella ripulita a tutto.
Non date retta ai discorsi di chi pontifica a vuoto sul merito, pensando solo al ricco buffet che lo aspetta nella stanza accanto.

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