Non si tratta di particolari di poco conto! (conversazione con Elisa parte II)

Il discorso sul badge può sembrare, tutto sommato, marginale, può apparire, ad un primo sguardo, puro vaniloquio, ma non è così.
E’ di sostanza.
E la sostanza è questa: è ora di finirla di chiederci di fare cose inutili solo per il gusto di farlo, per vederci umiliati.
In che senso?
Facciamo un passo indietro.
La politica berlusconiana, tremontiana, brunettiana e quella della Mariastrega hanno avuto come solo obiettivo – in fatto di politica verso la scuola – quello di abbattere l’autostima e l’orgoglio degli insegnanti, che fino a quel momento non erano certo un bacino di voti del centrodestra.
Quest’ultimo si è fatto portavoce della vox populi, dei peggiori luoghi comuni sulla categoria e, facendo leva su quelli, ha cominciato a scardinare l’edificio-scuola.
Non si può negare che esistessero delle storture nel sistema, tanti colleghi vedevano (e ancora vedono) nell’insegnamento un ripiego o una specie di part-time da portare avanti svogliatamente, ma l’azione portata avanti nel corso del ventennio berlusconiano aveva uno scopo diverso: era tutto politico.
Bisognava demotivare quelli motivati, farli diventare una massa grigia, spenta.
La classe insegnante doveva essere piegata, impaurita, parcellizzata.
Si è giunti ad agitare lo spettro della disoccupazione, doveva aleggiare il fantasma della neo-precarizzazione.
Tutta la scuola è stata riorganizzata in vista dell’umiliazione morale di chi ci lavorava.
E via con montagne di scartoffie, incombenze inutili, sovrapposizioni grottesche, diktat dei dirigenti.
In quel momento sono comparsi i primi fogli-firme.
“Ma, scusate, a che servono se tra un minuto entro in classe e devo firmare il registro?”
“Non lo so, ma metti la firma!” – questo ti rispondeva il vicario.
Io per un po’ ho obbedito, poi ho smesso di farlo, perché mi rifiuto di fare le cose inutili, palesemente insensate.
E credo che per risalire la china si debba partire anche – e soprattutto – dai particolari.

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4 thoughts on “Non si tratta di particolari di poco conto! (conversazione con Elisa parte II)

  1. Non entro nel merito della questione ma faccio presente che io 20 anni fa firmavo regolarmente il foglio presenze all’inizio e alla fine dell’orario di servizio in un modesto istituto tecnico sperduto tra i monti della Carnia. Personalmente firmerei volentieri (anzi, vorrei poter usare il badge come fanno nel mio liceo studenti e personale ATA) tutti i giorni, vorrei potermi fermare a scuola per svolgere quelle attività che normalmente mi inchiodano alla scrivania a casa, a volte fino all’una di notte (perché, è inevitabile, una volta entro le pareti domestiche ci sono altri lavori che incombono … fare la spesa, stendere il bucato, cucinare, stirare, pulire …), ma una volta rientrata, aver finito con la scuola e soprattutto poter passare finalmente i week-end in santa pace.

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