“Se i professori ci valutano, perché noi non li possiamo valutare?”


“Se i professori ci valutano, perché noi non li possiamo valutare?”
Questo è il titolo di un recentissimo articolo pubblicato dalla pagina web de La tecnica della scuola.
In sostanza i ragazzi pretenderebbero di avvalersi di modalità di giudizio analoghe a quelle che i docenti esercitano nei loro confronti.
Spero proprio che si tratti dell’ennesima, e sterile, provocazione.
Per quale motivo dovrebbe essere concesso agli studenti di giudicare il lavoro degli insegnanti? Quale dovrebbe essere lo scopo di questa concessione?
Quali competenze potrebbero permettere loro di produrre giudizi ponderati sui docenti?
Proviamo ad immaginare di estendere ad altri ambienti questa modalità.
Quale paziente potrebbe pretendere di dire la sua sul proprio medico votando da uno a dieci sulla validità delle diagnosi, oppure quale cittadino potrebbe analizzare l’operato di un giudice e la sua capacità di emettere sentenze?
E allora perché gli alunni dovrebbero poter giudicare un insegnante? E in base a quali criteri? La simpatia, l’antipatia? La capacità del docente di essere “piacione”?
Da tempo circola la favola che i ragazzi, visto che passano tanto tempo con l’insegnante, sanno capire se hanno di fronte un incompetente, oppure un genio.
Tutti sanno che nella scuola ci sono anche alcuni pessimi insegnanti, così come negli ospedali ci sono dei macellai, o nei tribunali degli azzeccagarbugli. Non è questo il punto.
La valutazione del lavoro di un professionista non può essere affidata a degli utenti che quasi sempre non sono – per ovvi motivi – competenti su quelle materie.
In realtà, in questa nostra società, la società di Forum e dei tribunali televisivi, tutti si sono convinti di poter improvvisare competenze che non possiedono.
Non può essere questa la democrazia nella scuola. Nella sistema scolastico ognuno occupa il suo posto e collabora al funzionamento della struttura: così è per l’insegnante, lo studente, il genitore, senza che si creino pericolosi sconfinamenti.

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8 thoughts on ““Se i professori ci valutano, perché noi non li possiamo valutare?”

  1. Eppure all’università la valutazione dei docenti è una prassi. La anticipo nel dire che c’è una bella differenza tra un quattordicenne e un universitario. Vero, ma più che per competenze si differenziano per esperienza e responsabilità. Credo che quando ci hanno messi di fronte alla possibilità di valutare i nostri docenti, la maggior parte di noi si sia sentita responsabilizzata ed ascoltata. E che abbia preso sul serio l’idea che l’università aveva del concetto di valutazione.

    Ma sono in parte d’accordo con lei. Per valutare attivamente servono competenze. E’ per questo che la valutazione degli studenti non fa licenziare i professori. Al massimo gli viene consigliato di cambiare qualcosa nella loro didattica.

    • So bene che in ogni scuola ci sono degli incompetenti. Ti dirò pure che ogni insegnante nella sua carriera rischia di passare dei momenti di “stanca” e di apparire incompetente. Non possono essere gli alunni ad esprimere giudizi, perché non sono liberi nel giudizio. L’università è, come dici, diversa ed i ragazzi sono più grandi. Però sono d’accordo con te: è necessario trovare il modo di valutare i docenti.

      • Io valuterei volentieri a posteriori voi che siete stati miei docenti (tranquilla, lei ha una buona pagella). Ora non c’è più conflitto d’interessi e so chi mi ha insegnato bene e chi meno. Una valutazione del genere non dovrebbe far guadagnare di più o di meno, né far licenziare o promuovere, ma stimolare e dare spunti di miglioramento personale.

  2. Si rischia di vedere valutati meglio proprio i prof che concedono ai ragazzi molta libertà di “fare casino” o di non lavorare, mentre i prof severi, che fanno lavorare molto, otterrebbero voti bassi. Anche io al liceo avrei valutato malissimo un certo mio prof che era molto severo e ci dava molto da studiare… Lo odiavamo tutti! Mentre oggi lo ringrazio con tutto il cuore perché le cose che ho imparato da lui sono le poche che ancora mi ricordo, e le poche che mi son servite.

    • Concordo pienamente con quello che scrivi. Un insegnante che pretenda molto dai suoi studenti (che spesso non riescono a vedere oltre l’hic et nunc), rischia di essere penalizzato, mentre un altro, capace di “venire incontro” alle loro esigenze, lasciandoli liberi di fare quello che vogliono, poiché somiglia molto allo stile genitoriale al quale sono avvezzi, ha molte probabilità di essere maggiormente apprezzato.

  3. Concordo con Emanuele: gli studenti sarebbero maggiormente obiettivi da ex. Io personalmente eviterei anche di valutare l’operato dei docenti dai risultati degli studenti (vedi test InValsi). Meglio considerare il successo (o meno) degli ex studenti all’università. Ovviamente ciò varrebbe in particolare per i licei perché è più probabile che poi si continuino gli studi all’università. Meccanismo purtroppo eccessivamente complesso per poter essere adottato.

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