Ritrovare il rispetto di sé

Chi ha avuto la sventura di trovarsi accanto un marito violento sa bene che il problema non è tanto, o non solo, l’aggressività di quella persona, ma il fatto che la vittima permetta che certe cose accadano, il problema è la sua paralisi emotiva, la scomparsa dell’autostima.
Tutto questo è sintetizzato perfettamente dalla massima: “dove c’è un persecutore, c’è sempre una vittima consenziente”.
Uscendo fuor di metafora, è chiaro che la categoria degli insegnanti si trova in una posizione analoga: si ritrova ad essere picchiata di continuo e si è convinta che, sotto sotto, si merita quelle botte, che qualche sua colpa, in un punto dello spazio e del tempo, ci deve essere stata.
Il persecutore, dunque, deve avere ragione, se fa quello che fa.
Quando una donna viene picchiata dal compagno, ragiona in un modo simile: “Non è colpa sua, sono io la responsabile, perché non valgo nulla!” – dice tra sé e sé.
Tuttavia spesso essa riesce a spezzare la catena perversa e a vedersi da fuori; tutto questo accade quando – da sola o guidata – riesce a volersi bene di nuovo, a riacquistare l’autostima.
A mio avviso è questo che ci deve accadere e deve spingerci ad un sorta di rivoluzione copernicana della percezione di sé.
Non dobbiamo più permettere che qualcuno (pensiamo a persone della statura di un Brunetta, ad esempio) ci dica che abbiamo poco valore, che siamo fannulloni che approfittano della minima occasione per non lavorare.
Dobbiamo fermamente contestare chiunque ci dica come dobbiamo fare quello che – nonostante tutto – facciamo, soprattutto quando questo qualcuno non sa di cosa sta parlando, visto che apre bocca solo per aver orecchiato.
Dobbiamo pretendere, ad esempio, che a parlare di scuola sia chi la scuola la pratichi realmente e non per sentito dire.
Non possiamo più accettare che a pontificare sul nostro lavoro sia chi viene dal mondo universitario.
Cosa ne sa delle “reali” problematiche della scuola? Cosa ne sa delle materie che si insegnano, di graduatorie, di soprannumerari, di classi-pollaio?
Come ci si può permettere di formulare giudizi su un mondo osservato solo con un cannocchiale?
Riprendiamoci l’autostima perduta!
E quando qualcuno parla di “meriti”, ricordiamoci di replicare: “E tu con quale merito occupi il posto che occupi?”

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