L’anomìa dei Barbapapà


A fare affermazioni troppo categoriche si rischia sempre di dare poco peso a tutto ciò che non è compreso all’interno dell’insieme delineato. Tuttavia a volte l’esagerazione o la radicalizzazione di un problema si rendono necessarie anche per comprenderne le sfumature.
In un post pubblicato ieri parlavo della “generazione Lisoform”. Non sono certo la sola a dire queste cose – la pagina web Educazione Emotiva, tanto per fare un esempio, insiste da tempo su queste tematiche – ma credo che noi insegnanti a volte non riusciamo a percepire la tragedia – sì credo che sia il termine giusto e niente affatto esagerato – che aleggia sulle nostre teste.
Abbiamo di fronte a noi una vera e propria epidemia di “anomìa”, un flagello che sta minando seriamente una grande parte delle generazioni che passano sotto i nostri occhi.
I nostri alunni troppo spesso non hanno dimestichezza con quella che una volta le nostre zie chiamavano “la buona creanza”.
Non ci sono norme in grado di contenere i ragazzi. Anzi: essi troppo spesso non percepiscono più le norme come adatte a contenerli. Non vogliono essere contenuti, perché ignorano l’idea stessa del contenimento.
Come mostruosi Barbapapà, si estendono in lungo e in largo, percependo con fastidio ogni limite, ogni tentativo di arginarli. E questo emerge sempre più come il problema dei problemi.
I loro genitori sono terrorizzati da un compito che ormai hanno quasi del tutto abbandonato, delegando a più non posso. Non sono più autorevoli agli occhi dei loro figli e di conseguenza perdono autorevolezza tutte le figure che, anche lontanamente, possano somigliare a quella genitoriale.
Qualora una di queste figure provi ad imporsi con autorevolezza, le reazioni dei ragazzi sono la derisione, la tendenza alla menzogna diffusa, oppure l’aperta ribellione.
In realtà, a ben guardare, queste sono tutte scelte di fuga, attuate pur di non confrontarsi con l’ostacolo, con la difficoltà, aspetti della realtà ai quali non sono stati né abituati, né preparati.
Che fare?
Per noi insegnanti la via è paurosamente in salita, perché ben poco possiamo fare: da una parte ci troviamo dei genitori che ci guardano ad occhi spalancati e miagolano: “eppure gli ho tolto il telefonino!”, oppure: “mi ha promesso che…”; dall’altra abbiamo a che fare con persone che ritengono lecito qualsiasi comportamento, arrivano a compiere qualsiasi bassezza pur di “avere successo”, per dirla con un’espressione da reality show.
E noi insegnanti?
A volte le braccia ci si allungano come quelle di Tiramolla e ci viene da dire :”Ma chi me lo fa fare?” – che è la sanissima conclusione alla quale giunge chi davvero non ne può più di dover risolvere le rogne altrui sempre a costo zero.
Bisogna però pensare ad un fatto: questa “polvere” che nascondiamo oggi sotto il tappeto è quella su cui inciamperemo domani, perché gli “anomici” di oggi saranno i poliziotti, i medici, gli infermieri, i tecnici di domani.
E questo che si prepara non è un bel futuro.

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2 thoughts on “L’anomìa dei Barbapapà

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