Effetto camera a gas

Il clima che i docenti respirano nella scuola alla quale appartengono è caratterizzato da un funzionamento analogo a quello che i docenti creano all’interno delle singole classi.
Se un insegnante non riesce ad instaurare con il gruppo classe un clima costruttivo, tutto il lavoro ne risentirà, perché l’aspetto emotivo è fondamentale per la sua riuscita.
Così è per ciò che riguarda i rapporti che si sviluppano tra insegnanti che lavorano in una stessa scuola e tra i dirigenti e gli insegnanti che da loro dipendono.
Un clima di insoddisfazione generalizzato risulta deleterio, porta con sé tensioni che alla fine creano danno a tutto l’istituto.
Mi è venuta in mente questa riflessione poco fa, dopo aver incontrato per strada una collega, depressa, perché in questi giorni, in cui siamo alle prese con le ultime interrogazioni e con gli ultimi compiti in classe, si ritrova ad essere schiacciata da riunioni su riunioni, tutto, a suo dire, per colpa del Dirigente:
“Non puoi capire! Ci impone dipartimenti straordinari, ordini di servizio per fantomatiche commissioni di correzione delle prove Invalsi! Non ne possiamo più, credimi!”
“Scusa, ma non puoi rifiutarti di fare alcune di queste riunioni, in particolare quelle che non sono previste dal piano annuale o dal CCNL, chiedendo una motivazione scritta che citi la norma sulla quale questi eventi straordinari poggiano?”
“Conosci la persona di cui stiamo parlando, no? Sai quanto riesce ad essere impossibile, vero?!” – mi ha risposto.
Certo, conosco la situazione.
Penso anche, come ho detto più volte, che alcuni dirigenti sono ormai in preda al delirio di onnipotenza e ci vorrebbe l’intervento di qualcuno in grado di limitare strapoteri e soprusi, già, perché ormai, sempre più spesso è di soprusi che si parla.
Se queste forzature avessero un senso – oltre che un ritorno dal punto di vista economico – si potrebbero forse anche accettare. Partecipare a riunioni insensate è quanto di più deleterio si possa immaginare, perché non si riesce a capire il criterio dal quale esse sono state originate, o l’obiettivo che hanno.
Quello che è inaccettabile è che molti dirigenti facciano leva sul sempre più diffuso senso di precarietà che ci caratterizza e ne approfittino per sfogare il loro bisogno di dimostrare il potere che hanno, quasi fossero autocrati ed autoreferenziali.
È da queste persone che la Ministra vorrebbe farci valutare? Ne è proprio certa? O forse, prima che siano utilizzati come valutatori, dovrebbero anche loro essere valutati, in particolare riguardo alle capacità che possiedono di “fare squadra”?

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