Evviva l’ispettore!


In questi giorni si è riacceso il dibattito relativo al “merito”.
Mi capita di vedere, sia su facebook, che sulla rete in generale, affermazioni di rifiuto netto del principio meritocratico, a priori, senza discussione.
Forse è il caso di andare controcorrente.
Il criterio del merito va introdotto, se con la parola ‘merito’ ci si riferisce alla valutazione della diversità dei carichi di lavoro.
Gli insegnanti hanno dei carichi di lavoro molto diversi.
Chi passa duecento ore dell’anno scolastico a correggere compiti in classe, deve vedere in qualche modo riconosciuto questo tempo in più speso nel lavoro.
Credo che questo debba diventare un principio riconosciuto.
“Per quale motivo dovrei impegnare i miei pomeriggi, tempo sacrosanto della mia vita privata ed avere la stessa retribuzione di chi invece è sempre libero, a partire dall’ora di pranzo?”
So bene quali possono essere le critiche a questo ragionamento.
In questo modo si rischia di spaccare il fronte della categoria, creando da una parte ‘i sommersi’, dall’altra ‘i salvati’.
Una aristocrazia operaia contro i semplici proletari della conoscenza.
L’unità di questo fronte è però in realtà fittizia e per capirlo basta passare qualche ora in sala professori ed ascoltare i mugugni di chi si è stancato di dedicare tante ore al lavoro per ottenere la stessa paga di chi se ne sta beato a casa a curare il giardino o a guardare la televisione.
Questo è un primo tabù che va infranto.
Il secondo riguarda il controllo sul nostro lavoro.
Se ben strutturato (e questo è il prerequisito) il controllo va richiesto a gran voce.
Troppi, tra di noi, lavorano male, o poco, o poco e male.
Si potrà dire?
Tutti noi siamo a rischio di burnout, anche quelli che tra noi lavorano, o credono di lavorare bene. Tutti noi potremmo cominciare a cedere alla pigrizia, a ripetere stancamente il solito programma, senza curare minimamente l’approfondimento, fidandoci del mestiere.
Potremmo cedere alla stanchezza, cominciare a trattare male gli alunni, man mano che diventiamo vecchi e saremo costretti a stare dietro alla cattedra a settant’anni suonati.
Ci deve essere qualcuno a sorvegliare il nostro lavoro.
Per fare questo ci serve un ispettore – ministeriale – dunque “terzo” rispetto a noi e ai Dirigenti.
È così difficile organizzare una struttura di questo tipo?
C’è qualcosa di male ad avere un punto di riferimento stabile che sorvegli il mio lavoro e quello degli altri?

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5 thoughts on “Evviva l’ispettore!

  1. Insegno lettere nel biennio delle superiori, quindi correzioni di temi e test ne faccio parecchie in un anno, ma pensi veramente che si possa differenziare lo stipendio in base alla materia insegnata? In base solo a quello? Perché allora non in base al tipo di scuola, difficile, area disagiata, utenza problematica ecc. ? Certo esistono materie come religione che presuppongono carichi di lavoro minimi, spesso alle superiori solo 7 o 8 alunni per classe frequentano, il resto esce in vario modo…. Sarebbe allora il caso di penalizzare 2-3 materie rispetto alle altre, quelle che non prevedono verifiche, se non pratiche? Tutto mi pare molto controverso, e fonte di controversia.

    • Lo so, ma pensa, allora, a criteri di merito stabiliti dai Dirigenti! Sarebbe la sagra dello scendiletto, non credi? Del resto, le 200 ore che ho passato l’anno scorso immersa nelle correzioni, quelle 200 ore, chi me le paga?

  2. D’accordo sulla prima parte dell’articolo…occorre incentivare chi insegna certe materie, le quali presuppongono lavoro e dedizione anche nei pomeriggi a casa…ma l’idea dell’ispettore è una barzelletta! Chi mi dice che pure lui, in questo paese di …., non possa essere comperato con una tangente? Chi mi dice che abbia le necessarie competenze e l’esperienza d’aula per valutare un docente? bahhh!

  3. Concordo pienamente sia sul carico di lavoro che grava su alcuni docenti (insegno Lettere al liceo e solo per la correzione compiti ho speso, facendo una media che forse non si avvicina alla realtà in quanto non ho cronometrato il tempo perso effettivamente, 230 ore) sia sull’esigenza di un controllo del nostro operato da parte degli ispettori. Tempo fa avevo scritto un articolo sul blog del Corriere.it “Scuola di vita” proprio su questo tema, buttando là una proposta. Tu parli del rischio, specie per i docenti più “vecchi”, di perdere l’energia e la passione, perché allora non mandare proprio loro, che hanno esperienza ma che potrebbero essere anche appositamente formati, in giro per le scuole? Gli ispettori sono pochi e costano molto; i docenti esperti, diciamo così, potrebbero mantenere lo stesso stipendio con un rimborso spese differenziato a seconda delle distanze da coprire rispetto al luogo di residenza. Così anche i precari storici potrebbero aspirare al ruolo e le nuove leve avrebbero una speranza in più di poter fare questo mestiere. Sarebbero più o meno contenti tutti. Sai qual è il problema? Ogni volta che sento parlare i ministri di ampi confronti su dati argomenti con i diretti interessati, cioè i docenti, mi chiedo quali siano i criteri con cui scelgono quelli da interpellare e perché non possano utilizzare per il confronto i nuovi strumenti tecnologici (forum, videoconferenze …) in modo da dare la possibilità a tutti di esprimere la propria opinione.

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