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La Mariastrega e l’Ufficio Propaganda del Komintern


gelmini

Povera Mariastrega!
Ce l’hanno tutti con lei! Nessuno la capisce!
Nessuno comprende che lei ha salvato e non distrutto la scuola italiana (lo dice Lei!)
C’è una disinformazione-controinformazione che non lascia assolutamente trapelare la verità, che Lei, vanamente, cerca di accreditare presso la pubblica opinione. Lei, sì, Lei ha salvato la scuola italiana dal cadere nel baratro.
C’è uno zoccolo duro di conservatori che (invece di lodare da mane a sera l’operato della ex(perfortuna)-ministra) giunge addirittura a rimpiangere la riforma Gentile!
(e ci mancherebbe! quello era un filosofo, fascista sì, ma di spessore culturale indiscutibile, la Mariastrega una miracolata dell’Esame di Stato, che crede all’esistenza del tunnel Svizzera-Gran Sasso!)
Dunque una propaganda bieca e mistificatrice diffonde in giro malignità che non corrispondono al vero.
Povera Mariastrega!
L’ufficio propaganda del Komintern ha elaborato un piano per screditare la nostra Beata Ignoranza da Arcore, per far filtrare in Italia voci che non corrispondono assolutamente al vero.
Non è per niente vero che tanti docenti per colpa della sua controriforma hanno perso posto: sono solo dei gran mentitori e ingrati, per giunta!
Mentono tutti quegli alunni che si lamentano perché si ritrovano in classi formate da 30-35 ragazzi: non si accorgono che in questo modo d’inverno si risparmia assai, per via dell’effetto Bue-Asinello.
La sua non è stata una riforma: è il fiat lux della cultura italiana. Dopo di Lei, non il diluvio, ma il profluvio della conoscenza.
Cara la nostra (perfortuna)ex-ministra, ci deve scusare: deve essere un effetto del lavaggio del cervello che abbiamo subìto.
Le fette di prosciutto (ma chi se lo può più comprare, dopo il blocco degli stipendi voluto da Lei?) ormai hanno talmente coperto i nostri occhi che non riusciamo a vedere cosa ci sia di prezioso nella sua benemerita azione riformatrice.
Facciamo una cosa: venga a spiegarcelo in piazza davanti ad una platea consistente di docenti, di precari, di studenti.
Magari, riusciamo a capire.
Magari, Lei riesce a spiegarsi.
Magari, Lei riesce a convincerci.

“Ho il dovere di avere coraggio”


Gaetano_Costa
In questi giorni sto preparando del materiale che mi servirà nel corso del prossimo anno scolastico e sto scrivendo degli articoli per il mio blog (appena agli inizi) sulla storia della mafia.
Per fare ciò mi ritrovo a studiare materiali d’archivio: atti processuali, interrogatori, inchieste varie.
Analizzando la vita del Procuratore Capo di Palermo Gaetano Costa, ucciso dalla mafia il 6 agosto del 1980, mi sono imbattuta in questa sua affermazione: “Ho il dovere di avere coraggio.”
A prima vista può sembrare una frase scontata, quasi banale, ma non è così.
Questo giudice – in anni in cui a Palermo i politici, le autorità, persino gli uomini di Chiesa negavano l’esistenza della mafia – ha sfidato l’isolamento, è andato dritto per la sua strada, non ha avuto paura delle conseguenze (che per lui sono state estreme) pur di mantenere viva una parola, che oggi è del tutto desueta: coraggio.
Questo giudice ha osato avere coraggio. Fino in fondo.
Penso che questa frase possa andar bene per guidarci nei prossimi mesi. Saranno mesi duri, sia che si decida di reagire, sia che si decida di restare a guardare.
Dovremo smettere di guardare la realtà dal chiuso della nostra sala-professori. Da lì non cambieremo niente. Da quella nicchia ovattata nessuno ci vede o ci ascolta.
E’ vero: in quanto nicchia, è protettiva, ma solo in apparenza. Rimanere chiusi lì non ci ha protetto dalla Controriforma della Mariastrega. Rimanere lì non ci ha protetto dalle tante – troppe – distorsioni che sono state operate ai danni del CCNL.
Rimanere lì non ci proteggerà dall’ennesima azione distruttrice voluta da chi di scuola non capisce nulla, da chi parla a favore di telecamera, da chi sa solo ripetere senza riflettere le veline prodotte da un ufficio-stampa.
Noi, che pure ne sappiamo più di loro, che abbiamo fondato la nostra competenza sul campo, abbiamo permesso loro di dirci come e cosa insegnare. Abbiamo permesso loro di intimorirci. Abbiamo permesso loro di fare a pezzi la nostra dignità.
A questo ha contribuito anche l’ignavia di tanti tra noi. Molti di noi hanno pensato che fosse meglio stare a vedere, cercare la protezione del Dirigente, mettere la testa sotto la sabbia.
A questa parte del mondo della scuola bisogna dare la sveglia una volta per tutte, perché se non reagiremo compatti, ci faranno a pezzi.

Wikiscuola


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L’ex-miniministro Renato Brunetta ha convocato in un luogo segretissimo (l’uscita mimetizzata del tunnel che collega il Gran Sasso a Ginevra) per il prossimo 15 luglio una conferenza stampa in cui parlerà di scuola.
Verrà affiancato dall’altra ex-ministra, Mariastrega Gelmini, che per lavoro e meritocrazia ne sa una più del diavolo.
Noi – che siamo molto più scaltri ed informati di Julian Assange con il suo Wikileaks – siamo già in grado di anticiparvi i contenuti di ogni intervento.
1)Dal prossimo anno scolastico l’orario di ciascun insegnante passerà a 24 ore. Al giorno. Nel senso che ogni docente passerà tutte le ore della giornata a scuola. Nel gruppo di Forza Italia c’è ancora qualche discussione su come utilizzare utilmente il personale femminile nelle ore notturne, ma l’idea prevalente è di dirottare le forze più fresche per le seratine di Arcore e di affidare ad Emilio Fede la gestione del corposo e gravoso settore “babbione”.
2)Al corpo docente d’ora innanzi sarà impedito di ammalarsi e questo scopo verrà introdotto l’obbligo di presentare il certificato “Sano come un pesce”, con cui ci si impegna a non contrarre malanni per almeno anni dieci; ai mestatori che sfideranno l’istituzione e oseranno chiedere di restare a casa per uno o più giorni a causa di qualche indisposizione, verrà detratto un terzo dello stipendio per ogni giorno di assenza. Saranno vietate per decreto le malattie gravi.
3)Gli insegnanti non sono solo dei fannulloni, sono in realtà i responsabili del deficit dello Stato italiano. Dopo accurate indagini, infatti, si è appurato che essi non solo percepiscono ancora uno stipendio, ma osano anche spenderlo, sperperando in questo modo risorse che potrebbero essere indirizzate in modo assai più costruttivo.
4)Il tornello verrà abolito. Al suo posto: la palla al piede. In questo modo si potrà stare davvero sicuri che nessuno sarà in grado di allontanarsi dal posto di lavoro zitto zitto.
La Mariastrega proporrà la definitiva eliminazione del greco dalla scuola italiana (“Non ho trovato nemmeno i caratteri sulla tastiera del mio computer, dunque non serve a nulla!” – pare abbia commentato di recente).
Le linee direttrici del suo prossimo ministero si intitoleranno: “Gli assi e la briscola: le competenze incompetenti”.
“In questo modo verrà perfezionato il percorso da me inaugurato qualche anno fa, che punterà nel giro di qualche decennio ad estromettere l’Italia da qualsiasi classifica di rilevazione dei risultati. In questo modo il nostro Paese non risulterà più ultimo in nessun campionamento internazionale.”
Il mondo della scuola, dopo martedì 15 luglio, si sentirà davvero rinfrancato. A questo punto mancano all’appello soltanto la conferenza stampa di Lucignolo, quella di Giamburrasca, quella di Bart Simpson e quella di Berlusconi, della quale, però, abbiamo già il titolo: “Romolo, Remolo, vedete di darvi una mossa, ché ho i cantieri già pronti1”

Come Volevasi Dimostrare


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L’altra settimana abbiamo assistito alle penose dichiarazioni del sottosegretario Reggi, che ha dimostrato ancora una volta che nei punti-chiave del Ministero della Pubblica Istruzione (voglio ostinarmi a chiamarlo ancora così) vengono collocati dei gregari-kamikaze del tutto digiuni di ambiti delicati come questo, di cui però straparlano senza il minimo pudore a microfoni aperti.
Sarebbe l’ennesimo caso tutto italiano di superficialità e sciatteria se non fosse che dalle scelte di questi sciatti superficiali dipendono le nostre vite, le esistenze, il quotidiano di tutti noi che la scuola la facciamo tutti i giorni, con pazienza e (voglio essere retorica) con spirito di sacrificio.
Perché va detto: se la baracca va avanti, nonostante tutto, è perché noi resistiamo.
Mesi fa non sono stata colpita, né in senso positivo, né in senso negativo, dalle parole lusinghiere sul mondo della scuola pronunciate dal nostro Presidente del Consiglio; ascoltandole, mi sono limitata a pensare: “Belle parole, ma è meglio aspettare i fatti”.
Non avevo in me preclusioni particolari, ma, per indole, sono una persona che diffida a priori di chi esagera con le lodi, magari senza conoscere la persona o i fatti di cui sta parlando.
Le visite in primavera alle scuole, vere e proprie incursioni create ad uso e consumo dei mass media, i discorsi che esaltavano lo spirito di sacrificio del corpo insegnante (che è anche corpo elettorale), hanno ottenuto lo scopo di rendere gradevole l’immagine del premier.
Ma dopo?
Dopo le elezioni, incassato l’ormai famoso 40%, gli insegnanti (“sempre in trincea”) sono stati abbandonati al fuoco nemico, si è palesato il disegno governativo, sempre lo stesso: rendere la scuola più povera, cioè tagliare sulle spese. Altro che valorizzazione!
E’ vero, bisogna aspettare i fatti e quelle che abbiamo sentito finora sono solo parole, dichiarazioni, interviste, smentite, precisazioni: un guazzabuglio in cui è ormai davvero difficile trovare un senso.
Risulta però chiaro che qualche vittima predestinata è stata mandata avanti “per vedere l’effetto che fa” e testare così le reazioni del mondo della scuola di fronte a possibili, ennesimi tagli.
E come ha reagito il mondo della scuola? Come stiamo reagendo, noi “eroi”?
L’istinto vorrebbe spingerci alla disperazione: “Questa gente non ha mai capito e non capirà mai nulla di noi!” “Sono solo dei cinici tagliatori di teste, che, per giunta, ti ghigliottinano fischiettando e sorridendo!” “Il vecchio disegno Aprea-Tremonti-Brunetta-Gelmini si sta maledettamente concretizzando!”
Non possiamo permetterci di cedere a questa disperazione, però, ne va della nostra dignità.
Non solo. E’ proprio questo che si aspettano: che agiamo come reagiscono i depressi, che si rinchiudono in se stessi e non si curano più né di se stessi, né di quello che accade. Sarebbe letale.
Possiamo contare solo su noi stessi e spero che sarà questo senso di disperazione a darci la forza di reagire, perché altrimenti ci ritroveremo in un limbo pieno di autodistruzione e di disistima, sia come individui, sia come categoria.
Tutto dipende da noi.

Platone, l’Iperuranio e la realtà sensibile


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Mi convinco sempre di più che i nostri politici, gli amministratori vivono in una realtà parallela alla nostra, in un luogo perfetto, rarefatto, lontano dai pensieri e dalle preoccupazioni che invece caratterizzano la nostra quotidianità.
Altrimenti non si spiega come mai non riescano a capire i problemi con i quali noi tutti dobbiamo combattere dalla mattina alla sera (perché, per fortuna, ogni sera tornano la sera e la notte e ci si può allontanare per qualche ora dalle angosce relative al futuro).
Quelli che vivono nell’Iperuranio non devono faticare per mettere insieme il pranzo e la cena, ma spesso hanno al loro servizio molte persone che si occupano di certe incombenze.
Immessi nella realtà sensibile non sarebbero in grado nemmeno di versare un po’ d’acqua nel bicchiere.
Quelli che vivono nell’Iperuranio parlano a vanvera di meritocrazia e quasi sempre sono “nipoti di…”, “mogli di…”, “amanti di…”, sono iscritti a logge massoniche e dunque spessissimo sono arrivati ad occupare i posti che occupano non certo per merito, anche se questa parola affiora (certo per antifrasi) continuamente alle loro bocche.
Quelli che vivono nell’Iperuranio sono immersi fino al collo nei privilegi (come gli incarichi da centinaia di migliaia di euro che arrivano miracolosamente a parenti ed amici, o le magiche e velocissime carriere universitarie di figli e nipoti, di sicuro meritevoli e non raccomandati), ma indicano dagli schermi televisivi il reprobo di turno, da additare al pubblico ludibrio, affinché la platea possa scuotere la testa, avendo finalmente individuato dove è il nemico.
In questo periodo il reprobo è rappresentato dall’insegnante, nella versione di homo privilegiarius.
Tuttavia quelli che vivono nell’Iperuranio sono anche schizofrenici, “chiagnono e fottono”, parlano per sentito vedere alla medesima platea televisiva, indicano gli insegnanti come eroi, perché i voti di quegli “eroi” fanno comodo, ma dietro quelle parole di elogio si nasconde il veleno.
Si rivolgono sicuri e sorridenti al pubblico che è al di là dello schermo televisivo e spesso i loro discorsi hanno il tipico sapore di chi ha assimilato solo una velina pre-digerita dall’ufficio stampa, dai curatori di immagine, che, se si affacciano dalla finestra, non sono in grado di capire nemmeno se sia giorno o notte.
E noi, i dannati della realtà sensibile, restiamo immersi nel nostro fango. Ma non preoccupatevi: è solo parvenza.

Se le voci che girano dovessero risultare vere, allora dobbiamo manifestare!


Unknown

Credo che quasi tutti abbiano letto le deliranti dichiarazioni della Ministra e del Sottosegretario.
Va detto subito e con chiarezza: solo chi non sa nulla di scuola può parlare in quel modo. Solo chi da anni non mette piede nell’aula di una scuola può riunire in poche parole tanti luoghi comuni sul nostro mondo, solo chi ha delle fette di prosciutto sugli occhi ( e belle spesse, direi!) può usare la parola “privilegio”, parlando del modo in cui siamo costretti a lavorare, non solo dai tempi della Mariastrega, ma direi da Berlinguer a questa parte.
“Privilegiati, a chi?” (lo dicevo in un post di qualche tempo fa)
Dunque, hanno scelto il periodo in cui agire nel modo più sleale.
(“Sono tutti in vacanza!” – si saranno detti – “Possiamo fare quello che vogliamo!”)
A parte il fatto che moltissimi di noi non sanno nemmeno più cosa significhi, la parola “vacanza”. Con degli stipendi che non consentono molto più che la mera sopravvivenza, è da anni che d’estate non ci muoviamo dalle nostre abitazioni.
E’ da anni che assistiamo passivamente alle nefandezze che vengono attuate contro di noi.
E allora?
Qualcuno ha detto: “Non abbiamo da perdere che le nostre catene”, quindi noi faremo della tentata fregatura il nostro punto di forza.
Lasciamo stare la maggior parte dei sindacati, che con i CAF hanno ricevuto le loro misere lenticchie e non faranno niente per difenderci, se non emettere qualche debole miagolìo di circostanza.
Siamo in vacanza?
Benissimo! Allora possiamo andare a Roma a manifestare quando vogliamo, possiamo mettere insieme una manifestazione, senza il rischio che ci vengano decurtati i 120 euro che l’adesione ad uno sciopero comporta.
Andiamo a farci sentire, in tanti. Fermi e risoluti.
Questo per l’immediato, o quasi.
Poi una serie di cose da fare non appena ricomincia l’anno: RIFIUTIAMO TUTTI, IN MASSA, QUALSIASI TIPO DI INCARICO, dall’elaborazione dell’orario, alle vicepresidenze, giù giù fino al coordinamento delle classi.
Dobbiamo fare capire anche ai soliti scendiletto e leccapiedi che questo è il momento dell’unità e della compattezza, ne va della nostra dignità di lavoratori.

“Un premio ai prof, ma dovranno lavorare di più!”: la ministra sa quello che dice!


“Un premio ai prof, ma dovranno lavorare di più!”
Questo ameno titoletto campeggia da un paio di giorni sulle nostre pagine facebook. Chi mai avrà pronunciato quella frase?
Ma è ovvio! La nostra ministra, che – di certo – sa quel che dice.
Di sicuro:
1) sa che trascorriamo le nostre ore di lezione a giocare a sudoku, mentre intorno a noi gli alunni giocano a lanciarsi palline di carta, creando una pittoresca baraonda.
2) sa che non perdiamo tempo a preparare le lezioni: da anni, ormai, non apriamo un libro, nemmeno sotto minaccia.
3) sa bene che solo la meritocrazia ha valore: lei ne è la prova vivente.
4) sa che passiamo ben sei mesi dell’anno solare a non far nulla, tant’è che molti di noi fanno i bagnini a Rimini a partire da giugno, così arrotondano.
5) sa bene che siamo pagati troppo per il lavoro che svolgiamo e infatti di recente alcuni colleghi sono stati sorpresi dalla polizia di frontiera ad esportare capitali in Svizzera.
6) sa bene, per il nostro bene, che assegnarci delle ore di lezione in più a costo zero, terrà lontano l’Alzheimer
7) sa bene che tenerci a scuola fino alle 22 ci consentirà di organizzare durante le festività natalizie – quando le scuole resteranno aperte – delle vivacissime tombolate, durante le quali spenderemo allegramente gli ultimi spiccioli di quegli 80 (dicasi 80!) euri che il governo ha voluto generosamente ammannirci.