Platone, l’Iperuranio e la realtà sensibile


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Mi convinco sempre di più che i nostri politici, gli amministratori vivono in una realtà parallela alla nostra, in un luogo perfetto, rarefatto, lontano dai pensieri e dalle preoccupazioni che invece caratterizzano la nostra quotidianità.
Altrimenti non si spiega come mai non riescano a capire i problemi con i quali noi tutti dobbiamo combattere dalla mattina alla sera (perché, per fortuna, ogni sera tornano la sera e la notte e ci si può allontanare per qualche ora dalle angosce relative al futuro).
Quelli che vivono nell’Iperuranio non devono faticare per mettere insieme il pranzo e la cena, ma spesso hanno al loro servizio molte persone che si occupano di certe incombenze.
Immessi nella realtà sensibile non sarebbero in grado nemmeno di versare un po’ d’acqua nel bicchiere.
Quelli che vivono nell’Iperuranio parlano a vanvera di meritocrazia e quasi sempre sono “nipoti di…”, “mogli di…”, “amanti di…”, sono iscritti a logge massoniche e dunque spessissimo sono arrivati ad occupare i posti che occupano non certo per merito, anche se questa parola affiora (certo per antifrasi) continuamente alle loro bocche.
Quelli che vivono nell’Iperuranio sono immersi fino al collo nei privilegi (come gli incarichi da centinaia di migliaia di euro che arrivano miracolosamente a parenti ed amici, o le magiche e velocissime carriere universitarie di figli e nipoti, di sicuro meritevoli e non raccomandati), ma indicano dagli schermi televisivi il reprobo di turno, da additare al pubblico ludibrio, affinché la platea possa scuotere la testa, avendo finalmente individuato dove è il nemico.
In questo periodo il reprobo è rappresentato dall’insegnante, nella versione di homo privilegiarius.
Tuttavia quelli che vivono nell’Iperuranio sono anche schizofrenici, “chiagnono e fottono”, parlano per sentito vedere alla medesima platea televisiva, indicano gli insegnanti come eroi, perché i voti di quegli “eroi” fanno comodo, ma dietro quelle parole di elogio si nasconde il veleno.
Si rivolgono sicuri e sorridenti al pubblico che è al di là dello schermo televisivo e spesso i loro discorsi hanno il tipico sapore di chi ha assimilato solo una velina pre-digerita dall’ufficio stampa, dai curatori di immagine, che, se si affacciano dalla finestra, non sono in grado di capire nemmeno se sia giorno o notte.
E noi, i dannati della realtà sensibile, restiamo immersi nel nostro fango. Ma non preoccupatevi: è solo parvenza.

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