Come Volevasi Dimostrare


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L’altra settimana abbiamo assistito alle penose dichiarazioni del sottosegretario Reggi, che ha dimostrato ancora una volta che nei punti-chiave del Ministero della Pubblica Istruzione (voglio ostinarmi a chiamarlo ancora così) vengono collocati dei gregari-kamikaze del tutto digiuni di ambiti delicati come questo, di cui però straparlano senza il minimo pudore a microfoni aperti.
Sarebbe l’ennesimo caso tutto italiano di superficialità e sciatteria se non fosse che dalle scelte di questi sciatti superficiali dipendono le nostre vite, le esistenze, il quotidiano di tutti noi che la scuola la facciamo tutti i giorni, con pazienza e (voglio essere retorica) con spirito di sacrificio.
Perché va detto: se la baracca va avanti, nonostante tutto, è perché noi resistiamo.
Mesi fa non sono stata colpita, né in senso positivo, né in senso negativo, dalle parole lusinghiere sul mondo della scuola pronunciate dal nostro Presidente del Consiglio; ascoltandole, mi sono limitata a pensare: “Belle parole, ma è meglio aspettare i fatti”.
Non avevo in me preclusioni particolari, ma, per indole, sono una persona che diffida a priori di chi esagera con le lodi, magari senza conoscere la persona o i fatti di cui sta parlando.
Le visite in primavera alle scuole, vere e proprie incursioni create ad uso e consumo dei mass media, i discorsi che esaltavano lo spirito di sacrificio del corpo insegnante (che è anche corpo elettorale), hanno ottenuto lo scopo di rendere gradevole l’immagine del premier.
Ma dopo?
Dopo le elezioni, incassato l’ormai famoso 40%, gli insegnanti (“sempre in trincea”) sono stati abbandonati al fuoco nemico, si è palesato il disegno governativo, sempre lo stesso: rendere la scuola più povera, cioè tagliare sulle spese. Altro che valorizzazione!
E’ vero, bisogna aspettare i fatti e quelle che abbiamo sentito finora sono solo parole, dichiarazioni, interviste, smentite, precisazioni: un guazzabuglio in cui è ormai davvero difficile trovare un senso.
Risulta però chiaro che qualche vittima predestinata è stata mandata avanti “per vedere l’effetto che fa” e testare così le reazioni del mondo della scuola di fronte a possibili, ennesimi tagli.
E come ha reagito il mondo della scuola? Come stiamo reagendo, noi “eroi”?
L’istinto vorrebbe spingerci alla disperazione: “Questa gente non ha mai capito e non capirà mai nulla di noi!” “Sono solo dei cinici tagliatori di teste, che, per giunta, ti ghigliottinano fischiettando e sorridendo!” “Il vecchio disegno Aprea-Tremonti-Brunetta-Gelmini si sta maledettamente concretizzando!”
Non possiamo permetterci di cedere a questa disperazione, però, ne va della nostra dignità.
Non solo. E’ proprio questo che si aspettano: che agiamo come reagiscono i depressi, che si rinchiudono in se stessi e non si curano più né di se stessi, né di quello che accade. Sarebbe letale.
Possiamo contare solo su noi stessi e spero che sarà questo senso di disperazione a darci la forza di reagire, perché altrimenti ci ritroveremo in un limbo pieno di autodistruzione e di disistima, sia come individui, sia come categoria.
Tutto dipende da noi.

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