“Ho il dovere di avere coraggio”


Gaetano_Costa
In questi giorni sto preparando del materiale che mi servirà nel corso del prossimo anno scolastico e sto scrivendo degli articoli per il mio blog (appena agli inizi) sulla storia della mafia.
Per fare ciò mi ritrovo a studiare materiali d’archivio: atti processuali, interrogatori, inchieste varie.
Analizzando la vita del Procuratore Capo di Palermo Gaetano Costa, ucciso dalla mafia il 6 agosto del 1980, mi sono imbattuta in questa sua affermazione: “Ho il dovere di avere coraggio.”
A prima vista può sembrare una frase scontata, quasi banale, ma non è così.
Questo giudice – in anni in cui a Palermo i politici, le autorità, persino gli uomini di Chiesa negavano l’esistenza della mafia – ha sfidato l’isolamento, è andato dritto per la sua strada, non ha avuto paura delle conseguenze (che per lui sono state estreme) pur di mantenere viva una parola, che oggi è del tutto desueta: coraggio.
Questo giudice ha osato avere coraggio. Fino in fondo.
Penso che questa frase possa andar bene per guidarci nei prossimi mesi. Saranno mesi duri, sia che si decida di reagire, sia che si decida di restare a guardare.
Dovremo smettere di guardare la realtà dal chiuso della nostra sala-professori. Da lì non cambieremo niente. Da quella nicchia ovattata nessuno ci vede o ci ascolta.
E’ vero: in quanto nicchia, è protettiva, ma solo in apparenza. Rimanere chiusi lì non ci ha protetto dalla Controriforma della Mariastrega. Rimanere lì non ci ha protetto dalle tante – troppe – distorsioni che sono state operate ai danni del CCNL.
Rimanere lì non ci proteggerà dall’ennesima azione distruttrice voluta da chi di scuola non capisce nulla, da chi parla a favore di telecamera, da chi sa solo ripetere senza riflettere le veline prodotte da un ufficio-stampa.
Noi, che pure ne sappiamo più di loro, che abbiamo fondato la nostra competenza sul campo, abbiamo permesso loro di dirci come e cosa insegnare. Abbiamo permesso loro di intimorirci. Abbiamo permesso loro di fare a pezzi la nostra dignità.
A questo ha contribuito anche l’ignavia di tanti tra noi. Molti di noi hanno pensato che fosse meglio stare a vedere, cercare la protezione del Dirigente, mettere la testa sotto la sabbia.
A questa parte del mondo della scuola bisogna dare la sveglia una volta per tutte, perché se non reagiremo compatti, ci faranno a pezzi.

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