Accesso vietato ai non addetti ai lavori


SET-SARP21_1_ba

Nessuno di noi, non possedendo alcuna nozione di Economia o di Scienza delle finanze, si sognerebbe mai di varcare i cancelli del Ministero dell’Economia per dare, non dico consigli, ma direttive vere e proprie su cosa fare o come amministrare il nostro Paese.
Eppure, quando si tratta di scuola, i governi non resistono alla tentazione di mettere dei dilettanti (allo sbaraglio?) alla guida di un Ministero tanto complesso e delicato.
Solo chi ha insegnato davvero nella scuola sa quanto sia complicato questo mondo, mentre soltanto una persona in malafede e superficiale può pensare, ad esempio, che l’universo scolastico sia quasi interamente popolato di fannulloni, di persone che campano su rendite di posizione.
Se non si trattasse di una lettura poco approfondita della realtà che si è chiamati a governare, o, peggio, di un attento calcolo politico, non si spiegherebbero uscite come quelle estive sull’aumento delle ore di servizio a titolo gratuito e quelle più recenti sui commissari(esterni-interni-dinuovoesterni-boh-fateunpo’voi) all’Esame di Stato privati di qualsiasi compenso.
Come si può pensare che certi giudizi, certe castronerie, passino senza lasciare un segno profondo in chi, tutto sommato, ancora crede in questa professione?
Come si può pensare, poi, che si accettino delle proposte – benché talora sensate – da chi ha dimostrato e dimostra di essere esperto solo di dilettantismo?
Sarebbe bello mettere davanti alle porte delle scuole questo cartello: “Accesso vietato ai non addetti ai lavori”!

Annunci

No! Non voglio andare per forza all’assemblea d’istituto!


image

Da qualche giorno non mi capitava di incontrare il mio amico e collega Paolo. Ci siamo visti proprio ieri, al bar.
Era, tanto per cambiare, di pessimo umore.

“Che ti succede?”

“Lascia perdere!” – ha risposto, continuando però a borbottare tra sé e sé – “… pecoroni!”

“A chi ti riferisci? Ai tuoi colleghi? Ancora problemi! Anche dopo il pensionamento di Acido Cloridrico?”
Acido Cloridrico è stato, fino a qualche mese fa, il Dirigente Scolastico di Paolo e dei suoi colleghi. Un tipino davvero poco amabile che, però, è ormai inoffensivo, essendo in pensione dal primo settembre.
“Non parlare!Non lo nominare nemmeno!”
“Ma scusa, non è arrivata la nuova Preside?!”
“Zitta! Zitta! Mi convinco sempre di più che ci sia un laboratorio sotterraneo in cui i nuovi dirigenti vengono assemblati.Tutti uguali! Tutti con le stesse frasi fatte, gelminian-brunettiane: pura affabulazione e zero contenuti.”
A Paolo e ai suoi colleghi la Dirigente fresca di nomina evidentemente non è piaciuta. Ha già il suo bel nomignolo nuovo di zecca: Crudelia.
“Se vedessi come si concia! Arriva indossando quelle tute leopardate, tutta bistrata, con quei colori chiassosi! Orrenda!”
“Eccoci col razzismo: non ti pare di essere un po’ prevenuto? In fondo è appena arrivata! Ha bisogno di tempo per organizzarsi.”
“Ho già capito come andrà a finire!”
Ciò che Paolo ed una parte del Collegio dei Docenti non hanno proprio mandato giù è la pretesa di Crudelia di obbligare tutti i docenti ad assistere all’Assemblea d’Istituto dei ragazzi.
“Ma quando mai si è vista una cosa del genere? Non può avere questa pretesa, capisci? I Decreti Delegati su questo punto sono chiarissimi: i docenti “possono assistere”, non c’è la parola “devono”. Però la nostra Crudelia fa sua una interpretazione di un Provveditore del Veneto, in barba al fatto che quella interpretazione non può avere forza di legge. I suoi ordini di servizio sono illegittimi, ma vallo a spiegare a quei pecoroni dei colleghi, che si sono subito genuflessi, abbagliati da quel po’ po’ di decisionismo!”
Forse in fondo è proprio questo il punto: che la lettera della legge venga piegata un pochino ogni giorno, lentamente, in modo che quasi nessuno si accorga dello stravolgimento in atto.
Così si giunge al paradosso che chi si ferma ad indicare l’aberrazione, riesce solo a fare la figura di quello che vuole creare confusione in un mondo di persone ordinate. Già, ma: ordinate da chi?

Se l’insegnante prende a pugni il Preside


image

È cronaca di questi giorni. Un’insegnante, esasperata dai rapporti conflittuali, evidentemente di vecchia data, con il suo dirigente, alla prima occasione lo ha steso con un pugno. Certamente questo è stato un caso estremo, epilogo violento e deprecabile in sé, tuttavia, esso è indice di una condizione di profondo disagio che i docenti italiani stanno vivendo.
È un dato di fatto che molto spesso nelle scuole si lavora in uno stato di tensione continua e questa tensione è altrettanto spesso dovuta ad un atteggiamento intransigente che i presidi assumono.
Dispiace dirlo, ma le più zelanti in questo senso sono le dirigenti donne, che si trasformano talora in autentiche virago, ossessionate dal rispetto della forma ed asfissianti, anche se certamente, a questo proposito, non si può parlare di una vera e propria regola relativa al genere.
Qualche settimana fa, durante un collegio docenti, la nostra dirigente ha annunciato che il Ministero intende sottoporre a valutazione l’operato dei Presidi e questa mi è parsa un’ottima notizia.
Bisognerà però vedere in che modo procederà questa valutazione. Sarebbe molto importante che essa prevedesse un momento di sondaggio degli insegnanti.
I lavoratori – fatta la dovuta tara – sono di certo in grado di esprimere una valutazione su chi li dirige.
Una consultazione aperta di questo genere potrebbe riservare – ma solo in quelli che non lavorano nelle scuole – delle vere e proprie sorprese.
Verrebbe alla luce che in moltissime scuole, infatti, la situazione è davvero pesante: dirigenti che, in preda alla Sindrome del Re Sole, non rispettano gli articoli del Contratto Collettivi Nazionale di Lavoro, dal momento che, ad esempio, si rifiutano di concedere, al docente che ne faccia richiesta, i giorni di permesso che sono in realtà un suo diritto, o Presidi che costringono i docenti, con ordini di servizio che rasentano il delirio, ad essere in presenti a riunioni che non sono previste né dal Contratto, né dai Decreti Delegati.
Spessissimo, infatti, certi ordini di servizio hanno il sapore di vendette sotterranee, così come lo diventano le assegnazioni dei docenti alle classi, con il risultato di ottenere sezioni “ghetto” in cui i reprobi vengono confinati, come accadeva tanti anni fa per i reparti verniciatura alla FIAT.
(Voglio chiarire subito un equivoco: non sto parlando di me in particolare, ma quelle che ho descritto sono situazioni che, in parte vivo ed ho vissuto, ma in gran parte mi sono state raccontate da colleghi esasperati.)
Quello che non si comprende è che il clima che si crea in una scuola è essenziale per lavorare bene. Basterebbe così poco, in fondo!

Come costruire una prima liceo?


bimba-che-legge-grande-ritaglio

Tra le classi nuove che mi sono state assegnate quest’anno c’è una prima, in cui insegno sia italiano che quella ibrida materia (che Dio ti stramaledica, Mariastrega!) che è la geo-storia.
Da qualche anno non mi occupavo dei piccolini che arrivano su dalla terza media e devo dire che questa cosa non mi dispiaceva affatto, perché le classi prime sono impegnative, fisicamente impegnative, voglio dire.
Invece io mi sento un po’ vecchia e vorrei evitare certe fatiche.
Bisogna innanzitutto inquadrare la classe, dare delle regole di comportamento, strutturare il metodo di studio.
A parte queste questioni “procedurali” devo dire che mettere insieme giorno dopo giorno i mattoni di una nuova classe ha in sé qualcosa di eccitante.
In un mese di lavoro abbiamo fatto già molti passi avanti.
Quest’anno ho pensato che devo cercare ad ogni costo di dare vita un gruppo di appassionati della lettura.
(O di non-annoiati dalla lettura, cosa che, di per sé, sarebbe già un successo!)
Ho deciso che in questo gruppo-classe si leggerà per il solo gusto di leggere. Dunque, eliminata, se non nelle parti essenziali, la narratologia, con tutte le sue analisi e controanalisi, con le voci narranti, gli antagonisti e via discorrendo.
Sono convinta che, a furia di sezionare la narrativa, essa è diventata simile ad un cadavere sul tavolo di un obitorio: frattaglie in ordine sparso.
La letteratura, invece, è vita.
Credo che molto del disincanto che si è creato nel tempo nei confronti della lettura da parte dei ragazzi, sia da addebitare a questo.
(So bene che esistono anche altri numerosissimi fattori che in questi ultimi anni hanno portato al disinteresse nei confronti dei libri, ma resto dell’idea che la scuola abbia il dovere di mantenere in vita la voglia di leggere e di sapere)
Dunque: via!
Il nostro corredo teorico sarà molto leggero, terremo a disposizione solo la strumentazione utile per capire certe cose, mentre si cercherà di dare ampio spazio alla lettura in classe di brani, articoli e libri, dapprima senza particolari riflessioni, che arriveranno in seguito, con la guida dell’insegnante.
Che Dio ce la mandi buona!

Volete anche una fetta di … torta?


fetta-di-torta1-300x212

Ho evitato, fin qui, di prendere posizione sulla supposta riforma della scuola, sulla cosiddetta “buona scuola”, perché ho l’abitudine di ragionare sulle questioni concrete, non sulle illazioni.
Perciò stavo aspettando di vedere che cosa “nel concreto” avesse intenzione di fare il governo. Attendevo le proposte specifiche, prima di criticare o demolire.
Ieri pomeriggio, però, ho fatto un salto sulla sedia, quando ho letto che il governo, a proposito di Esame di Stato, non solo – come si vocifera già da settimane – ha intenzione di ritornare alla commissione interna (non già per ragioni legate alla didattica, ma per pura ragioneria, osando più del famigerato duo Tremonti-Gelmini); addirittura si medita di far lavorare gratis i commissari. Niente compenso, dunque, e, immagino, nessuno rimborso per chi si deve spostare con la macchina per raggiungere la sede di servizio.
Lo so, tutti gli impiegati pubblici ricevono uno stipendio mensile e, dunque, anche noi insegnanti siamo pagati a giugno e a luglio, diranno in coro genitori, altri statali, ben sostenuti dai risparmiosi per eccellenza: i politici.
Giusto, siamo già pagati e – a rigor di logica – non dovremmo richiedere in più nemmeno un centesimo.
Mi chiedo, tuttavia, se è normale che un commissario, che è già pagato per il normale orario di servizio, debba essere ostaggio del lavoro della commissione con carichi di orario pesantissimi (a me due anni fa è capitato più volte di entrare a scuola alle sette e mezza e di uscirne solo alle otto di sera, con punte che sono giunte fino alle dieci).
Con il compenso della maturità si era pagati più o meno quattro euro l’ora, tariffa che non viene pagata nemmeno alle colf.
Mi chiedo se è normale costringere una persona a prendere la macchina (spendendo parecchi soldi nella gran parte dei casi) per arrivare sul posto di lavoro, dal momento che gli orari degli Esami di Stato quasi mai si conciliano con quelli dei mezzi pubblici.
Ancora una volta ci troviamo davanti ad una classe politica che – pur non pensando minimamente di guardare dentro di sé alla ricerca di risparmi e di eliminazione degli sprechi – fa il doppio gioco: a parole indica nella scuola il punto da cui ripartire per rifondare la società italiana, nei fatti svilisce, umilia e danneggia l’intero corpo degli insegnanti.