Volete anche una fetta di … torta?


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Ho evitato, fin qui, di prendere posizione sulla supposta riforma della scuola, sulla cosiddetta “buona scuola”, perché ho l’abitudine di ragionare sulle questioni concrete, non sulle illazioni.
Perciò stavo aspettando di vedere che cosa “nel concreto” avesse intenzione di fare il governo. Attendevo le proposte specifiche, prima di criticare o demolire.
Ieri pomeriggio, però, ho fatto un salto sulla sedia, quando ho letto che il governo, a proposito di Esame di Stato, non solo – come si vocifera già da settimane – ha intenzione di ritornare alla commissione interna (non già per ragioni legate alla didattica, ma per pura ragioneria, osando più del famigerato duo Tremonti-Gelmini); addirittura si medita di far lavorare gratis i commissari. Niente compenso, dunque, e, immagino, nessuno rimborso per chi si deve spostare con la macchina per raggiungere la sede di servizio.
Lo so, tutti gli impiegati pubblici ricevono uno stipendio mensile e, dunque, anche noi insegnanti siamo pagati a giugno e a luglio, diranno in coro genitori, altri statali, ben sostenuti dai risparmiosi per eccellenza: i politici.
Giusto, siamo già pagati e – a rigor di logica – non dovremmo richiedere in più nemmeno un centesimo.
Mi chiedo, tuttavia, se è normale che un commissario, che è già pagato per il normale orario di servizio, debba essere ostaggio del lavoro della commissione con carichi di orario pesantissimi (a me due anni fa è capitato più volte di entrare a scuola alle sette e mezza e di uscirne solo alle otto di sera, con punte che sono giunte fino alle dieci).
Con il compenso della maturità si era pagati più o meno quattro euro l’ora, tariffa che non viene pagata nemmeno alle colf.
Mi chiedo se è normale costringere una persona a prendere la macchina (spendendo parecchi soldi nella gran parte dei casi) per arrivare sul posto di lavoro, dal momento che gli orari degli Esami di Stato quasi mai si conciliano con quelli dei mezzi pubblici.
Ancora una volta ci troviamo davanti ad una classe politica che – pur non pensando minimamente di guardare dentro di sé alla ricerca di risparmi e di eliminazione degli sprechi – fa il doppio gioco: a parole indica nella scuola il punto da cui ripartire per rifondare la società italiana, nei fatti svilisce, umilia e danneggia l’intero corpo degli insegnanti.

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2 thoughts on “Volete anche una fetta di … torta?

  1. Come sempre sono d’accordo con te ma hai dimenticato un altro aspetto della questione: non tutti gli insegnanti sono anche commissari d’esame. Penso, per esempio, a Religione ed Ed. Fisica che mai (forse talvolta la seconda) sono materie d’esame. Oppure a quei docenti che insegnano solo al biennio (al liceo scientifico, ad esempio, la Matematica ha due classi di concorso distinte fra biennio e triennio). Capita, inoltre, che anche chi insegna regolarmente al triennio (io ad esempio), non abbia classi quinte … ho colleghe che hanno tre terze oppure due terze e una quarta. E’ vero che siamo tutti in servizio fino al 30 giugno ma gli esami vanno ben oltre quella data. Insomma, non si può non riconoscere ai docenti che fanno parte delle commissioni d’esame il lavoro in più rispetto a quelli che se ne stanno beatamente a casa. Senza considerare il fatto che chi è impegnato negli esami si fa 12 ore al giorno o anche più fuori casa (e quindi dei costi per il pranzo che non verrebbero in alcun modo rimborsati), come giustamente osservi. Quindi, la cosa migliore da fare, se davvero non dovesse esserci un compenso per i commissari, sarebbe bloccare gli esami. Ci vuole coraggio, probabilmente si verrebbe precettati ma sarebbe almeno un passo avanti rispetto a questo continuo lamentarsi senza però far nulla di concreto.

    • Ho volutamente lasciato fuori la questione dei colleghi del biennio, per non scatenare una rissa fratricida nei commenti. Quello che emerge – come al solito – è che chi prende decisioni sulla scuola, sa poco o nulla, di scuola! 🙂

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