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Timeo Danaos et dona ferentes (temo i Danai anche quando portano doni)


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Finora ho preferito ascoltare ciò che il Ministro ed il Governo avessero da dire a proposito dell’ennesima (e non richiesta) riforma della scuola.
Insegno da un numero di anni sufficiente a farmi pronunciare la famosa frase “Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare” senza per questo risultare esagerata.
Ho visto transitare tanti ministri. Molti improbabili, altri pretenziosi. Pochissimi davvero competenti.
Pochi (forse, in realtà nessuno) che avessero mai messo davvero piede in una scuola per lavorarci.
Stavolta, però, non volevo farmi influenzare dal pregiudizio. Ho cercato di ascoltare e di leggere.
Ad un certo punto dei miei ascolti e delle mie letture, ho sentito agitarsi il mio sesto senso (ma sarebbe bastato assai meno, sarebbe stato sufficiente ascoltare le viscere, credo).
E’ stato precisamente quando, verso la fine dell’estate, mentre eravamo tutti a bearci sotto l’ombrellone, mi è capitato di sentire innalzarsi sviolinate tutte indirizzate a noi insegnanti.
“Beati voi, che svolgete questa professione!” “Voi sì, che contate! Voi che avete in mano un compito così delicato!” – dicevano quelli che intanto manovravano zitti zitti il dietro le quinte.
“Siete bravissimi!” “Meritate molti di più!” – dichiaravano garrule stagiste pagate a peso d’oro.
“Va bene così, ma vi diciamo noi quali sono le strade più giuste da seguire!” – dettavano alle agenzie nazionali tosti giovinotti che della parola “scuola” non conoscevano con esattezza nemmeno la grafia.
Sotto sotto c’erano degli aspetti dissonanti, come le espressioni “Eh, ma fate troppe ferie!”, “Eh, ma solo diciotto ore!”, “Eh, ma sono quasi solo donne e tutte anziane!”.
Ma molti di noi – abbagliati dall’improvvisa ondata di notorietà non legata a fatti di cronaca nera – hanno abboccato.
“Vedi, vedi questo Renzi, finalmente uno che ci darà la giusta considerazione!” – gongolavano.
E invece c’è poco da gongolare.
La polpetta avvelenata che la Mariastrega e il perfido Brunetta volevano farci ingoiare, una volta rilavorata e riempita di spezie, sta per essere servita su un piatto d’argento. No, forse di peltro.
Sta a noi rimandare indietro questo piatto indigesto. Sta a noi mettere in guardia tutta la categoria, circa il pericolo che si profila subito dietro l’orizzonte. Sta a noi.
A meno che non arrivi dal mare il serpente, pronto a stritolarci come Laocoonte.

Sono un privilegiato e me ne vanto!


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Avevo sempre pensato che i privilegiati fossero quelli che svolgono funzioni, pur importanti nell’apparato dello Stato, ma tali da garantire stipendi eccellenti e bonus, quali una segretaria, l’auto blu, passaggi in treno o in aereo gratis, et similia.
Mi ero persuasa che i privilegiati fossero quelli inseriti in Consigli di Amministrazione creati ad hoc, con gettoni mensili pari a ciò che ricevono dieci pensionati in un mese e stipendi da Presidente che farebbero impallidire qualsiasi operaio metalmeccanico, magari con trent’anni di anzianità.
A lungo avevo nutrito la convinzione che privilegiati fossero certi “rampolli”, figli di noti politici, con capacità e competenze ridotte al minimo sindacale, chiamati, non si sa bene perché, a svolgere incarichi importanti, e dunque ben pagati, solo in virtù del nome che, loro malgrado, portano.
Scopro invece – con grande meraviglia – di essere IO una privilegiata.
Da tutte le parti non si fa che leggere degli orrendi privilegi di una categoria – quella degli insegnanti – che viene additata da tempo al pubblico ludibrio.
Molto bene.
Mi sono messa a fare un piccolo elenco dei privilegi di cui godo e che, da questo momento in poi, mi ripeterò di continuo, elencandoli come mantra, per autoconvincermi che sono stati proprio loro a portare l’Italia sull’orlo del baratro.
1)Godo del privilegio di trascorrere – da ottobre a maggio – tutti i fine settimana a correggere compiti in classe (in genere circa mille elaborati ad anno scolastico, il che significa bruciare circa duecento ore, MIE, personali, NON PAGATE, ore sottratte alla famiglia ed al riposo!)
2)Godo del privilegio di dover raggiungere il posto di lavoro a mie spese, senza poter godere di alcun rimborso per abbonamenti, o benzina, o diesel, o propulsione atomica che dir si voglia.
3)Godo del privilegio di non avere buoni pasto e di mangiare in sala professori, prima delle riunioni pomeridiane, il panino che mi sono preparata a casa, la mattina presto, per risparmiare sui costi, per me ormai insostenibili, del bar sotto la scuola.
4)Godo del privilegio di partecipare alle visite di istruzione senza essere pagata un solo centesimo in più per tutte le ore extra di cui mi faccio carico, giorno e notte. Non solo: ricevo un foglio di nomina scritto dal D.S. sul quale sono stampati, nero su bianco, tutti i rischi – di ambito civile e penale – che mi assumo a partire dall’attimo in cui i giovinastri mi sono affidati dalle famiglie.
5)Godo del privilegio di lavorare in ambienti sempre più dominati dallo zerbinismo, dallo scendilettismo e dall’uso intensivo della lingua felpata.
Grazie comunque, Signore che, per compensare tutti questi privilegi, hai almeno appesantito la mia vita, regalandomi la considerazione e la stima di genitori ed opinione pubblica. Ma questi – si sa – sono gli oneri dei privilegiati.

Forse, per una volta, Renzi ha ragione


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Proprio ieri il nostro attivissimo e super-decisionista Presidente del Consiglio parlava di scuola in una trasmissione televisiva. Beh, il fatto che si parli di scuola in televisione in orari da prime time è già un passo avanti.
Non ho visto la trasmissione, ma leggendo qua e là in Rete, ho captato una frase, detta dal Premier, che – una volta tanto – mi è piaciuta.
Con questa affermazione, in sostanza, il nostro Renzi avrebbe detto che non si terrà conto del parere dei sindacati nell’operare una riforma della scuola.
Devo dire la verità: sono stata contenta di questa affermazione.
E’ probabile che il Presidente del Consiglio abbia in testa un calcolo preciso e voglia ancora una volta utilizzare la tecnica di indebolire il “nemico” di turno (in questo caso il sindacato), attaccandolo frontalmente.
Non credo affatto che, in linea generale,i sindacati siano da considerare nemici, tuttavia, nel caso particolarissimo della scuola, i sindacati sono diventati i nemici numero uno dei lavoratori della scuola. Dobbiamo a loro, alla loro inerzia la palude in cui siamo immersi.
In questi anni i sindacati della scuola hanno permesso che fosse messo in atto lo sfacelo operato dalla Mariastrega, hanno creato dei feudi, che si sono tramutati in centri di gestione di piccoli poteri. Hanno spesso imposto nelle scuole delle RSU che non hanno quasi mai difeso i diritti veri dei lavoratori, creando impasti ibridi di potere (esempio: RSU che è anche collaboratore del DS, o RSU che è anche Segretario della scuola) capaci di creare soltanto scontento nelle strutture scolastiche.
Hanno lasciato passare politiche dissennate senza scatenare reazioni adeguate, hanno permesso che fosse imposta la figura del DS plenipotenziario, senza opporsi in maniera significativa.
Quale rispetto si può avere per loro? Si può ancora accettare che il mondo della scuola ssia rappresentato da figure tanto delegittimate dalla loro stessa inanità?