I disastri della Mariastrega


mariastella-gelmini

La mia Dirigente, specie in Collegio dei Docenti, ci ricorda molto spesso che questo è l’anno in cui “la Riforma entra a regime”.
Ogni volta che sento questa frase, non posso fare a meno di provare un moto di rabbia.
Sì, rabbia.
Per il pressappochismo con cui questa “riforma” è stata messa insieme.
Per lo zelo con cui i Dirigenti (tutti formati nell’ideologia gelminian-brunettiana) l’hanno applicata.
Per i danni che i tagli lineari hanno prodotto al sistema-scuola.
Per le difficoltà che noi docenti dobbiamo affrontare nel gestire le classi “pollaio”.
Per l’eliminazione di materie come la Storia dell’Arte dal biennio di molti indirizzi.
Per la banalizzazione del Latino all’interno del liceo scientifico.
Per l’eliminazione degli indirizzi sperimentali, che nel tempo hanno prodotto molte eccellenze.
Per l’infima caratura culturale che sta dietro a tanti figuri che hanno progettato e messo in opera questo sfacelo.
Chi ogni giorno si siede dietro la cattedra tocca con mano le conseguenze di quella macelleria, priva di capo e coda, che qualcuno si ostina a chiamare “Riforma Gelmini”, dimenticando che la parola “riforma”, specie in ambito pedagogico, fa riferimento ad un ripensamento, ad una riflessione, alla rielaborazione di un sistema, elementi in genere provenienti da persone competenti.
Già, la “competenza”, questa parola con cui ci hanno riempito le tasche per anni, il termine che, insieme ad “assi”, (altro evergreen gelminiano, ma anche fioroniano) ha ossessionato le nostre riunioni di “dipartimento”, senza che – peraltro – nessuno sia riuscito a capire bene cosa si volesse dire, dove si volesse andare a parare.
Ogni volta che mi trovo di fronte a ragazzi di prima liceo che non riescono ad orientarsi nei meandri della storia antica, perché la ignorano quasi completamente. Ogni volta che osservo nel concreto i danni prodotti dalla svalutazione delle geografia. Ogni volta che vedo il successo dei licei scientifici ad indirizzo “Scienze Applicate”, privi del latino (ma qui il rammarico è del tutto soggettivo), non posso fare a meno di mandare una maledizione, alla Mariastrega ed a tutti quelli che sono stati operosi e zelanti applicatori della sua insensata e deleteria riforma.
Possa per voi iniziare – politicamente parlando – l’anno del vostro declino e del vostro tramonto.
Dimenticati e maledetti da tutti.

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