La scuola dovrebbe essere di tutti quelli che la fanno


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Venerdì scorso mi è sembrato di trovarmi ad una riunione di reduci, di vecchietti che rievocavano i bei tempi andati, che – certo – sono “andati”, ma tanto “belli”, almeno allora, non sembravano.
Ci siamo visti al solito bar, io, Giulia e Paolo, tutti docenti, ma in scuole diverse.
Paolo proviene da un istituto tecnico della provincia ed è tutto contento, perché Acido Cloridrico, il suo ex-dirigente, è appena andato in pensione.
Giulia, invece, lavora in una scuola della città e vive quotidianamente un difficile rapporto con la Preside.
“Allora?!” – come è andato il rientro?!” – chiedo io, non appena il cameriere ha posato sul nostro tavolo il vassoio con i cornetti.
“Lascia perdere!” – dicono quasi all’unisono.
“Che succede?”
“Da noi è un mezzo marasma…”
“In che senso?”
Nella scuola di Paolo – non so come – sono venuti a sapere di una grave scorrettezza perpetrata da Acido Cloridrico nei loro confronti. La sua era solo una reggenza e la scuola di cui era titolare era del medesimo tipo – un istituto tecnico – di quella di Paolo.
Qualcuno ha rivelato loro che, negli anni della reggenza, il nostro Acido ha lavorato attivamente sui bacini di utenza per sottrarre iscritti alla scuola di Paolo.
“Faceva circolare l’idea che la nostra è una scuola in chiusura, con poche strutture, periferica e ‘non moderna’!”
“Ma è tremendo! Ne siete sicuri?”
“No. Non abbiamo la certezza, solo voci. Ma, conoscendo il personaggio, non mi stupirei se fosse tutto vero.”
“E tu, Giulia?”
“Lascia stare, guarda!”
“Nemmeno tu stai bene?”
“Come si fa a stare bene in quella scuola? Te l’ho detto tante volte: non c’è UNA sola persona che sia contenta di lavorare lì. C’è un clima insopportabile! La Dirigente crede di essere il Re Sole e considera la scuola una sua proprietà, un feudo. Dovresti vedere come è riuscita a terrorizzare tutti, dal Collegio dei Docenti fino all’ultimo dei bidelli! Nessuno osa contrapporsi al suo ego smisurato!”
Credo che stiano arrivando al pettine i nodi creati da Mariastrega e compagni di merende. E’ loro la responsabilità di tutto questo malcontento presente nella scuola, a tutti i livelli.
“Ma ti ricordi quando c’era…” – e cita il nome di una Preside ultrademocristiana dalla voce lamentosa e melliflua, che tutti abbiamo odiato, ma che, in prospettiva, appare come un colosso della sapienza pedagogica, se si guarda all’oggi, al desolante oggi.
Oggi c’è il mercato, il suk, – l’affannosa corsa delle scuole a rubarsi iscritti – e di questo dobbiamo ringraziare il caro compagno Berlinguer.
Oggi c’è la corte dei miracoli, lo “staff”, una sorta di cerchio magico, che circonda il Dirigente, il quale assai di rado riesce a percepire il reale stato d’animo dei suoi docenti, dai quali risulta sempre più distante, e di ciò dobbiamo ringraziare la Mariastrega e Microbrunetta.
Oggi c’è il feudo, l’idea della scuola come possesso personale, da gestire come se chi ci lavora non fosse importante. Di ciò dobbiamo ringraziare tutti i ministri degli ultimi vent’anni, insieme ai loro complici e zerbini: i sindacati.
“Mai – come quest’anno – mi è capitato di incontrare colleghi che stanno male fisicamente, in particolare con problemi allo stomaco. E credo che spesso questo disagio provenga da un ambiente di lavoro in cui non ci si trova bene.” – ho osservato.
“Non mi era mai capitato, prima! Fino a qualche tempo fa io ero davvero felice di entrare a scuola, e questo accadeva ogni giorno! Era bello confrontarsi con i colleghi, parlare del nostro lavoro. Tutto finito! Gli unici momenti davvero piacevoli sono quelli del lavoro in classe. Per il resto, entro ed esco dalla scuola come se fossi un fantasma, senza parlare quasi con nessuno, perché questo ambiente si è pure riempito di spie, che vanno a riferire in Presidenza tutto quello che si dice, non si sa bene in cambio di cosa!” – conclude Giulia.
“Vi ricordate gli anni del preside Becchetti?” – concludo, sconsolata – “Grandissimo uomo! Prepotente, sì, tirannico, a volte, ma completamente umano, capace di ascoltare e di capire l’interlocutore come pochi altri. Gente così è del tutto scomparsa, purtroppo!”

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