Stiamo attenti alle sabbie mobili delle provocazioni


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Per quanto, a livello viscerale, io abbia trovato divertente l’idea della contestazione alla ministra Giannini, mi sono resa conto di un fatto: darle la possibilità di fare quell’uscita plateale dalla sala del convegno, le ha offerto un’ottima occasione per mostrarsi come una vittima.
Soprattutto agli occhi dei mass-media.
La stampa “ufficiale” ha subito presentato l’episodio in modo tale da far passare questo messaggio: gli insegnanti impediscono alla ministra di parlare, dunque, non sono democratici.
Nei prossimi giorni bisognerebbe stare molto attenti a non cadere in tranelli di questo genere, in cui chi detiene il potere vanta un’esperienza pluridecennale.
Qual è l’obiettivo? Sviare l’attenzione dall’aspetto sostanziale – questa riforma fa oggettivamente schifo – per focalizzarla su questioni marginali- ad esempio: gli insegnanti non si comportano da persone democratiche.
Il che, poi, non è vero.
Sarà un’osservazione retorica, ma è proprio a scuola che si apprendono i principi -base della democrazia.
Alle parole di chi critica l’episodio di ieri a Bologna potremmo ribattere che non è stato certo democratico irridere con parole sarcastiche una decisione – quella sì presa democraticamente – come quella di scioperare il 5 ed il 10 maggio.
Potremmo affermare che non è certo democratico tentare di abolire gli Organi Collegiali della scuola o tentare di imporre Preside Plenipotenziario, che nel cento per cento dei casi non si comporterà certo secondo le regole della democrazia.
Questo lo sappiamo bene, lo stiamo già vivendo sulla nostra pelle.
Gli ultimi anni ci hanno ampiamente illustrato quali patetici estremi sappiano raggiungere certi dirigenti, quali manie di grandezza, quali piccinerie isteriche, quali picchi di sadismo sappiano raggiungere.
Quali stravolgimenti nella lettura delle norme vengano imposti a suon di “Io sono il Dirigente e voi dovete fare come dico io!” (e questa non è un’affermazione inventata!)
Sarebbe stato necessario “sfrondare gli allori” portati dalla famigerata “riforma” della Mariastrega, invece si è deciso di imboccare la strada opposta.
Sarebbe stato – quello sì – democratico ascoltare veramente gli insegnanti, creando dei momenti di discussione in ogni scuola. Penso che ognuno sarebbe stato orgoglioso di aggiungere la propria pietruzza all’edificio in costruzione. Non esagero a dire che per noi questo sarebbe stato addirittura entusiasmante.
Questa scelta – sì, davvero – sarebbe stata democratica, ma avrebbe comportato il rischio che la direzione presa sarebbe stata imprevedibile, incontrollabile, mentre è all’opposto che si vuole giungere: mettere le briglie ai docenti.
Da tempo dico che il nostro non è certo un mondo idilliaco.
Non tutti – tra i docenti – sono animati dal sacro fuoco.
Molti di noi lavorano fiaccamente, senza entusiasmo. Credo, però, che anche i più motivati siano stati minati dagli attacchi recenti e recentissimi che hanno dovuto subire da parte degli ultimi governi.
Non è certo con l’arroganza che si può pensare di riformare la scuola. E gli arroganti generano in chi subisce i loro attacchi delle reazioni emotivamente forti.
Non è facile tenere la barra del timone al centro. Siamo tutti esasperati per il fatto che sentiamo, percepiamo profondamente, il disamore che talvolta ci circonda. E questo non aiuta.
Però dobbiamo mantenere la calma ed evitare di cadere nelle provocazioni.

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