Cosa ci aspettiamo dallo sciopero.


primo-maggio Con una compattezza che ha del miracoloso (da quanti anni mancava?) martedì si andrà allo sciopero. Stando a sentire i vari boatos, pare che la partecipazione sarà molto sentita e le percentuali di adesione elevatissime. Questo mi rende felice. Forse – come categoria – avevamo bisogno di questa scossa per ricominciare a cercare l’orgoglio dell’appartenenza. In questi giorni – nei discorsi fatti in sala professori – ho sentito una grinta quasi buffa, in particolare in quei colleghi con cui avevamo smesso di andare oltre il: “Hai sentito che freddo fa stamattina?”, perché in realtà non c’era molto altro da dirsi. Non starò certo qui a fare l’epica della lotta sindacale, eppure so che questa nostra, condivisa, presa di coscienza è il primo passo per ottenere nei cambiamenti in quell’ammasso di vuota pedanteria che va sotto il nome di “La buona scuola”. Il secondo passo, poi, sarà farci un’idea chiara di quello che vogliamo e di quello che non vogliamo. Dobbiamo sentirci degni di essere propositivi. Dunque dovremmo pensare a delle proposte. Ecco qualche esempio, tra i tanti possibili: 1) Dalla politica vogliamo più ascolto della base. 2)Vogliamo una scuola democratica e partecipata, dunque: niente Preside plenipotenziario, niente superpoteri dati a chi ha già dimostrato – con gli stra-poteri concessi dalla Mariastrega – di essere troppo sensibile alle lusinghe della piramide sociale. 3)Niente più “Staff” e pagliacciate simili: la scuola non è un’azienda, non deve essere guidata dai “cerchi magici”, che sono strumenti utili soltanto a solleticare piccole e grandi vanità, per generare malcontento ed ingiustizie diffusi. E anche mobbing, sì, mobbing, perché a scuola ce n’è, e molto. 4)Vogliamo che il lavoro sommerso degli insegnanti, quello svolto in particolare a casa, venga computato come lavoro effettivamente svolto e, di conseguenza, vogliamo che cessino quanto prima gli attacchi verso noi “fannulloni”, perché nove volte su dieci essi provengono da persone che nella scuola non hanno mai lavorato e dunque parlano a vanvera di cose che non conoscono. Come fanno gli sciocchi. 5)Vogliamo stipendi decorosi. 6)Vogliamo che resti il CCNL, uno strumento previsto all’interno della gerarchia delle fonti del diritto, che si è rivelato una tutela preziosissima in questi anni di delirio gelminiano. 7)Vogliamo che l’aggiornamento sia fatto per libera scelta: per esempio, perché, invece di quei corsi di aggiornamento indecorosi, (fatti dai soliti “amici degli amici”) privi di qualsivoglia spessore, non possiamo frequentare dei corsi monografici presso le Università, in modo tale da restare in contatto con la ricerca? Aggiornarci sì, ma cum grano salis…

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