Ma dove vive la Ministra Boschi?


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Come la possiamo chiamare? Superficialità? Cattiva fede? Ignorantità?
Ancora una volta siamo di fronte a persone che parlano senza conoscere in nessun modo la realtà di cui ciarlano.
Durante un confronto politico con un candidato alle prossime elezioni, la Ministra Boschi ha delirato, parlando di una “scuola nelle mani dei sindacati”.
Ma dove? In che modo?
Ministra, come è possibile che sia vero quello che lei afferma, se i sindacati – pressoché tutti – sono, da tempo immemore, ampiamente screditati all’interno del mondo della scuola, al punto che molti di noi hanno aderito allo sciopero del 5 maggio “turandosi il naso”, proprio perché coscienti del fatto che negli anni della Mariastrega il sindacato ci ha svenduto (“mani e piedi legati”) e aderendo allo sciopero non ci andava di rafforzare nei sindacati – tutti o quasi – la folle idea di rappresentare tutti noi.
Potremmo mai affidare il nostro destino a chi ha fatto – e sembra fare tuttora – il doppio gioco sulla nostra pelle? Direi proprio di no.
NOI NON SIAMO LEGATI AL SINDACATO. Dunque il sindacato non condiziona il mondo della scuola.
In che modo, poi, il sindacato eserciterebbe questo controllo? Quali sono gli argomenti (concreti) che la Boschi ha utilizzato per supportare la sua accusa?
La risposta a questa banale domanda non c’è stata e non ci poteva essere, visto che proveniva da chi ha della scuola una visione superficiale e di quarta mano.
Ancora una volta siamo di fronte a persone dotate di una cultura politica dello spessore di un micron, che, invece di tacere di fronte ad argomenti del tutto sconosciuti, (come vorrebbe la decenza) danno fiato alle trombe, pur di guadagnare qualche spaziuccio sui media, sempre a spese dei docenti, che ormai sono diventati come San Sebastiano.
La scuola, cara Ministra, è fatta di persone serie, di lavoratori seri, che, in genere, quando devono parlare di fronte agli altri di cose che non conoscono a fondo, si documentano prima, studiano e solo dopo si azzardano ad affrontare il loro pubblico.
Noi meritiamo rispetto e meritiamo che venga ristabilita la normale dialettica politica, quella che, di fronte a provvedimenti palesemente ridicoli e pieni solo di vuote chiacchiere, tenga conto delle obiezioni della controparte, che – fino a prova contraria – sembra essere la sola a sapere come effettivamente vanno le cose nella realtà scolastica.

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