Caro Presidente del Consiglio, Lei ci scrive e noi rispondiamo.


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Ieri sera abbiamo avuto il piacere (?) di trovare nella casella di posta elettronica istituzionale una mail spedita dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Si sapeva da tempo che ci avrebbe scritto, ma ha comunque destato una certa sorpresa. Il mio primo impulso è stato quello di cestinarla, magari come spam. Poi ho scelto di leggerla. “Non si sa mai!” – ho pensato. Il contenuto, niente di nuovo. Si trattava di una sintesi, la mail riuniva i punti essenziali – dal punto di vista di Renzi – del Ddl “La buona scuola”.

Il tono dello scritto era quello di chi vuole tenere aperto il dialogo. Questo aspetto- a prescindere da come poi andrà a finire – mi pare importante. Quello che mi pare ancora da capire, invece, è QUANTO questo desiderio di dialogo sia sincero, quanto abbia di puro calcolo, di ammorbidimento di sola facciata.

Se Renzi vuole discutere con il mondo della scuola, lo faccia rivedendo in modo radicale l’impianto del Ddl.

Sono dell’idea che alcune parti possano essere accettate, ma altre devono necessariamente cambiare e non perché gli insegnanti siano mossi dal pregiudizio, ma perché chi ha scritto quelle pagine dimostra di non aver alcuna pratica con il mondo della scuola. Ha semplicemente lavorato guidato dai luoghi comuni, se non dal pregiudizio.

Scusatemi, sarà un mio pallino, ma credo che il punto nevralgico da cambiare sia proprio quello riguardante il ruolo dei Presidi.

I dirigenti, in particolare quelli “formati all’ideologia gelminiana, hanno, già ora, quasi sempre una concezione fascista del loro ruolo. Come scrivevo un anno fa, spesso sono in preda alla”sindrome del Re Sole”, si circondano anche oggi di un cerchio magico, disposto a tutto, pur di raccogliere briciole di potere. Figuriamoci che cosa accadrebbe se il leccapiedismo fosse assunto a stile di vita.

Gli abusi di potere che oggi, a mala pena, si possono schivare, domani sarebbero una tremenda realtà, sancita per di più dalla norma.

Tutti saremmo costretti a presentarci col cappello in mano anche solo per chiedere un’ora di permesso. L’ego già ora sconfinato di alcuni, deborderebbe senza limiti.

Questo è – a mio avviso – il primo passo da compiere. Sul resto si vedrà.

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2 thoughts on “Caro Presidente del Consiglio, Lei ci scrive e noi rispondiamo.

  1. Lei crede davvero sia disponibile al dialogo, crede davvero sia uno sprovveduto che non sappia nulla di scuola? Lei o è ingenua o finge di esserlo. Lei mi spaventa, lei è già pronta ad accontentarsi. Il disegno di legge sulla scuola risponde ad un disegno di società, che il presidente del consiglio ha ben chiaro in testa o, meglio, gli hanno messo in testa.

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