Passare da fannulloni a patetici mestatori: il passo sarà breve…


castellini nicolas

A mio avviso, anche solo ventilare l’idea del blocco degli scrutini è stato un errore.
Tutti avremmo dovuto sapere che questa scelta avrebbe come esito inevitabile la precettazione e dunque, perché imboccare un vicolo cieco?
Io non condivido.
Il problema deriva dal fatto che siamo in mano a sindacati inetti e dalla coscienza così sporca che nemmeno Bio Presto potrebbe ormai farci qualcosa.
Per anni sono stati inerti: quasi tutti i sindacati– per non dire tutti – hanno permesso alla Mariastrega di fare a pezzi la scuola.
Lì ci sarebbe stato da fare una lotta eclatante, ma non l’abbiamo fatta. Abbiamo permesso che le varie sigle sindacali belassero debolmente le loro proteste. E noi lì, ad abbassare il capo.
I ragazzi dell’Università andarono perfino sui tetti dei loro edifici, contro la Mariastrega. Noi no, zitti nelle aule.
Questa riforma – va detto – non ha lo stesso carattere demolitorio della Controriforma Gelmini: almeno a parole, va affermando che l’obiettivo è il potenziamento dell’intera struttura.
Tuttavia, paradossalmente, essa rischia di diventare ugualmente pericolosa. Rischia di provocare reazioni esacerbate, perché è stata calata quasi senza discussione in una scuola pubblica ormai disillusa ed esasperata.
Ma non è nemmeno questo il problema principale.
Il fatto è che in larga parte “La Buona Scuola” è stata concepita da persone che sanno poco, o nulla, dei delicati e, spesso, nascosti meccanismi di funzionamento della nostra macchina.
Questa riforma viene percepita come un’ingerenza, anche se, in alcuni punti, può essere condivisa.
L’ho detto fin dall’inizio: non tutto è da buttare, anche se l’insieme appare come il trionfo della “cultura delle slides”: tante parole vuote, con poco contenuto.
Un esempio: la valutazione dei professori non può essere un problema, per chi sa di lavorare con coscienza.
Se si lavora onestamente, di cosa si dovrebbe avere paura ad essere valutati? Il ragionamento appare fin troppo semplice. Io non sono contraria alla valutazione del mio lavoro.
Tutti sappiamo che alcuni tra di noi lavorano malissimo. Di più: odiano il lavoro che svolgono, scelto esclusivamente come ripiego.
Sarebbe disonesto non ammettere questa cosa e tutti siamo a conoscenza del problema.
Non è però consegnando tutto in mano al Dirigente che risolveremo questa spinosa questione, anche perché spesso i più lavativi e cialtroni tra di noi volteggiano come avvoltoi davanti alla porta della Presidenza ed altrettanto spesso sono proprio quelli che, pur di non andare in classe, si prestano alle attività “esterne” molto più di altri.
Dunque: come si potrebbe valutare l’impegno di un docente a partire dalla sua capacità di vendere fumo? Non ne verrebbe fuori un quadro veritiero.
La questione delle questioni, tuttavia, rimane aperta: “Come valutare gli insegnanti?”.
Credo che un corpo di ispettori esterni, seri, preparati, non legati ai Dirigenti, o ai Provveditorati, (come invece è stato finora), in continuo e costante movimento, potrebbe risolvere pienamente la questione.
Per fare questo bisognerebbe conoscere a fondo il meccanismo, sapere, per esempio, che i Provveditorati sono veri e propri centri di poteri, spesso piccoli, meschini, ma al loro interno si giocano le carriere dei Dirigenti, dei funzionari, degli ispettori: per questo motivo nessuno vuole scontentare nessuno. Tutti si conoscono ed il gioco degli scambi di favore è continuo.
Il lavoro degli insegnanti dovrebbe essere affidato a queste persone in modo ancor più incisivo? Sarebbe paradossale e ridicolo, anche se rischia di diventare realtà.
Una realtà grottesca, dove si rischierebbe di essere valutati proprio da persone che, pur di giungere dove sono, hanno messo insieme tremendi compromessi ed ingoiato rospi immangiabili.
Queste considerazioni agitano gli insegnanti e la rabbia per non essere capiti, per essere sempre e tutti – senza distinzione – inclusi nel calderone dei fannulloni di Stato può far credere che la soluzione sia quella di sfasciare tutto, di ricorrere al blocco degli scrutini.
Credo che la soluzione sia molto semplice: bisogna – lapalissianamente parlando – sedersi attorno ad un tavolo e discutere.
Deve però discutere di scuola chi di scuola ne sa qualcosa e chi ha un vero interesse a ricomporre i pezzi.
Via i sindacati, dunque, che i nostri interessi hanno smesso di farli da tempo e si siedano i veri rappresentanti del mondo della scuola, quelli che la conoscono e la amano.

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2 thoughts on “Passare da fannulloni a patetici mestatori: il passo sarà breve…

  1. Cara Maria Letizia
    Condivido tutto ciò che hai scritto, finalmente la fase degli slogan è finita e mi auguro che inizi la fase della discussione costruttiva Noi insegnanti dovremmo serenamente confrontarci una buona volta sul tema complesso della valutazione e dimostrare a tutti al di fuori anche dei sindacati, come dici tu, di essere in grado come professionisti di elaborare una proposta seria, ponderata. Sarebbe interessante secondo me pensare ad un sistema di valutazione che sia formativo. Ti faccio un esempio personale. Io insegno inglese alla scuola media un giorno per caso leggo su una rivista specializzata che un’insegnante di Roma ha elaborato un metodo innovativo per aiutare i ragazzi a capire l’uso degli ausiliari. Per questo metodo l’insegnante ha vinto un premio nazionale. Mi sono precipitata da lei ,a mie spese ovviamente, ed ho imparato. Quale esempio di formazione migliore di questo? E perché non pensare di essere valutati/aiutati da colleghi più bravi di noi che sul campo hanno ottenuto risultati efficaci? Perché non si possono individuare scuole che funzionano bene a tutti i livelli e farle diventare tutor di scuole che hanno invece problemi? Mi piacerebbe veramente uscire dalla logica del campo di battaglia e dimostrare attraverso la nostra intelligenza e senso del dovere che siamo una categoria di cui ci si può fidare, solo così, elaborando una proposta possiamo riappropriarci di quella stima e considerazione che da troppo tempo è venuta meno nel mondo al di fuori della scuola. E la colpa è anche nostra, una sana autocritica fa sempre bene.

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